Messina e Como: il crollo



LEGA PRO/NIENTE ISCRIZIONE ANCHE PER IL MANTOVA, SI SALVA L’AKRAGAS

ROMA. Cala il sipario sul Messina Calcio, costretto a salutare la Serie C ed il calcio professionistico. Nonostante gli ultimi, disperati, tentativi, la società peloritana non è riuscita a garantire l’iscrizione al prossimo torneo, tra la delusione e l’amarezza di un’intera città. Un addio annunciato pochi minuti prima della scadenza ufficiale dei termini per il ricorso dal presidente Franco Proto che, con una lunga lettera, ha ripercorso gli ultimi travagliati mesi ai vertici della società e si è assunto la propria parte di respon- sabilità, senza però risparmiare le precedenti gestioni. “Io ci ho provato a realizzare un sogno, che era il mio, di 1.100 tifosi che hanno appoggiato incondizionatamente il Messina - scrive il presidente, menzionasndo il numero di sottoscrittori di abbonamento - In questi cinque mesi nel tentativo di portare normalità all’interno di una società che abbiamo rilevato con un pessimo bilancio, debiti ingentissimi, un libro paga nel quale figuravano i nomi di due direttori generali, quattro direttori sportivi, sei tecnici e una cinquantina di calciatori. Il Messina, per essere iscritto, aveva bisogno di una cifra vicina al milione di euro, una mole di denaro impressionante che poteva essere raggiunta solo se chi in città poteva (e sono tanti gli imprenditori che nell’ultimo anno e mezzo hanno chiacchierato sul Messina e sulla possibilità di un loro impegno) avesse poi mantenuto le intenzioni”.

VIA ANCHE IL COMO - È arrivata la definitiva fine del Como: un comunicato FIGC ha sancito ufficialmente anche lo svincolo dei tesserati, che comunque era già scontato dopo il fallimento del club, al quale è stata revocata l’affiliazione a seguito della mancanza di valida documentazione da parte della nuova proprietà, che si era insediata il 30 marzo scorso, rilevando il club in esercizio provvisorio. Già il 26 marzo, quando Akosua Puni Essien, moglie dell’ex giocatore del Milan, si presentò alla stampa in attesa di formalizzare la trattativa per l’acquisto, ci fu la grande festa con lo stadio “Sinigaglia” tinto di azzurro - e le polemiche seguenti perchè l’avversario di turno, il Piacenza, si presentò con la terza maglia, azzurra appunto costringendo i magazzinieri lariani a recuperare la divisa bianca - poi il 30 marzo fu perfezionato il passaggio di proprietà, con la presidente che depositò l’assegno circolare a saldo del prezzo d’asta. Una prima avvisaglia di allarme, però, si presentò subito, ma nessuno, confidando nella buona fede della signora, ci fece caso: l’appuntamento per la formalizzazione del tutto, era inizialmente stato preso dal notaio per il 27 marzo, ma fu poi rinviato di un giorno. Comunque sempre entro le date decise legalmente, dato che il tribunale aveva stabilito come termine ultimo quello di venerdì 31 marzo. Tutto poi filò liscio, la squadra ottenne i playoff, ma, proprio sul più bello, ecco svelato il grande bluff: mancano i soldi, non è regolarizzata l’affiliazione alla FIGC e si sprecano parole di rassicurazione. Che rimango tali, parole al vento: ora è solo grande attesa per colui che sarà il nuovo proprietario e che forse farà ripartire il Como dalla D. Rimangono comunque 110 anni di storia cancellati con un colpo di spugna. Senza rispetto per nessuno, perché una squadra di calcio non è solo composta da calciatori (solo la minoranza di questi fa una vita agiata), ma anche da un dietro le quinte fatto di tante altre persone, una squadra è un mondo fatto di famiglie che senza stipendio hanno magari delle difficoltà. E ci sono poi i tifosi, non si dica che il calcio è solo uno sport, è una passio- ne, un pezzo di cuore, una parte di vita. Ma a questo mai nessuno ci pensa. C’è solo l’augurio che chi di dovere si metta almeno una mano sul cuore, e abbia il buon gusto di abbassare gli occhi quando si guarda allo specchio. E non solo per il caso Como. IL CASO MANTOVA - Il Mantova calcio non esiste più, scompare sommerso dai debiti. La società biancoros- sa non ha presentato ricorso contro l’esclusione dal campionato di Lega Pro, il cui termine scadeva venerdì. Ad annunciarlo è stato il commercialista della società, Leonardo Quaglia, che ha confermato come la dirigenza non abbia tro- vato i soldi necessari, circa 900 mila euro, per pareggiare i debiti. Ciò significa che si apre la porta al fallimento. Adesso la palla passa al sindaco Mattia Palazzi che aprirà il bando pubblico per scegliere a quale imprenditore affidare la rinascita del calcio biancorosso nel campionato di Serie D. AKRAGAS IN ZONA CESARINI - “L’Akragas è salvo e ancora una volta dobbiamo ringraziare il socio di maggioranza Marcello Giavarini che ha deciso di fare l’ennesimo sacrificio pagando 100 mila euro dei 180 mila complessivi che servivano. In questi giorni in tanti hanno promesso mare e monti, da domani farò i nomi di chi ci ha preso per il c...”. Il presidente dell’Akragas, Silvio Alessi, batte i pugni sul tavolo della conferenza stampa, insolitamente aperta anche ai tifosi che interrompono a più riprese con applausi, e svela i retroscena dei giorni di fuoco che hanno preceduto il salvataggio. “Alle 18,30 – spiega il team manager Biagio Nigrelli che giovedì pomeriggio a Roma ha consegnato la documentazione – avevo quasi perso le speranze. Solo alle 18,57 siamo riusciti ad avere gli ultimi documenti che servivano, a tre minuti dalla scadenza del termine. Siamo stati a un passo dalla scomparsa, adesso dobbiamo dare un senso a tutti questi sforzi”.


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