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#Metoo mette i film nel limbo



MA USCIRÀ “THE CURRENT WAR” CON CUMBERBATCH PRODOTTO DA WEINSTEIN

ROMA. A poco più di un anno dall’inizio del terremoto portato dal #metoo resta lungo l’elenco di film già girati e pronti per la distribuzione, realizzati da attori, produttori o registi coinvolti in qualche maniera nelle accuse di violenze e abusi, dei quali non si conosce ancora il destino. Si va da A Rainy day in New York di Woody Allen, al provocatorio Gore di Michael Hoffman, biopic del grande scrittore e sceneggiatore Gore Vidal (morto nel 2012), con protagonista Kevin Spacey che aveva finito di girare due settimane prima dello scandalo. Il film, prodotto per Netflix che ne ha fermato la postproduzione e cancellato la diffusione, stando agli estratti della sceneggiatura pubblicati qualche giorno fa da Buzzfeed, è problematico anche per gli involontari richiami della storia alle vicende di Spacey, già fatto defungere fuori scena nell’ultima stagione di House of Cards ed eliminato e sostituito da Christopher Plummer in All the money in the world di Ridley Scott. Infatti il racconto di Gore ambientato anche in Italia nei primi anni ’80 è in parte concentrato sul tentativo di seduzione di Vidal verso un giovane scrittore suo fan, Jamie (Douglas Booth), arrivato con la fidanzata (Freya Mavor) per conoscere il suo idolo. Tra le scene più esplicite quella di una serata trascorsa da maestro e allievo insieme anche a Rudolf Nureyev (Nikolai Kinski), nell’appartamento capitolino del protagonista. Vidal mentre spiega a Jamie le pratiche sessuali degli antichi romani’, lo fa assistere alla danza di due prostitute, che coinvolgendo nel ballo sensuale anche Nureyev mostrano i loro attributi, rivelando di essere due transessuali. Non ci sono invece problemi di tematiche con la commedia romantica, A Rainy Day in New york di Woody Allen. Gli Amazon Studios che l’hanno prodotta con un budget di 25 milioni di dollari, al riemergere delle accuse di abusi contro il regista della figlia adottiva Dylan, ne hanno cancellato la distribuzione sia nei cinema che online. Una portavoce di Allen, ha però comunicato, in una dichiarazione scritta, al Los Angeles Times, il mese scorso, che il film “avrà sicuramente una distribuzione al cinema nel 2019” senza precisare date o società coinvolte. Se fosse vero ne sarebbe comunque complessa la promozione, visto che i protagonisti, da Timothéé Chalamet a Selena Gomez, in seguito alle polemiche, hanno preso le distanze sia dal film che dal regista. Arrivano notizie migliori invece per alcuni dei film coinvolti nel tracollo della Weinstein Company. L’appena nata Lantern Entertainment, che ha acquisito all’asta gli asset della defunta Weinstein, ha annunciato le uscite internazionali, in partnership con altre società, di due titoli attesi che avevano debuttato l’anno scorso a Toronto: The current war di Alfonso Gomez-Rejon sulla rivalità fra Thomas Edison (Benedict Cumberbatch) e George Westinghouse (Michael Shannon), e The Upside di Neil Burger(nelle sale Usa a gennaio 2019) remake Usa con Kevin Hart, Bryan Cranston e Nicole Kidman, del successo francese Quasi amici. Si dovrà aspettare ancora, invece per l’horror Polaroid di Lars Klevberg, la cui uscita è stata di nuovo bloccata da una disputa della Lantern con la New Republic Bank che aveva coordinato i finanziatori del film.


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