«Mi umiliava e l’ho strangolata»



ROMA. Un pensiero di morte che da mesi albergava nella sua testa ma che poi è sfociato in raptus improvviso. La sorella, a suo dire, lo maltrattava e umilia- va costantemente. Una azione a ripetere che proprio il 14 agosto era ricominciata in quell'appar- tamento che condividevano in via Guido Reni, nell'elegante quartiere Flaminio a Roma, por- tandolo ad assassinarla brutal- mente.

È il racconto "lucido" che Maurizio Diotallevi, 62 anni, ha fornito agli inquirenti che lo hanno fermato a poche ore di distanza dal massacro della sorella Nicoletta. "Lei era appena rientrata da un viaggio in Svezia - ha raccontato davanti agli uomini della squadra mobile e al pm Marcello Cascini -. Subito aveva ripreso a darmi ordini, a co- mandare come faceva sempre. A quel punto ho atteso che uscisse dal bagno e dopo che eravamo in salotto l'ho accredita e strangolata con una cinta". Un'azione improvvisa, la donna, 59 anni, non ha avuto modo di reagire. È morta in pochi secondi. Diotallevi ha pensato di sbarazzarsi immediatamente del corpo ma si è reso subito conto che non era possibile. In casa aveva due seghe e un coltello, di quelli che si utilizzano per tagliare la carne. Da qui la decisione di fare a pezzi la donna, tagliandole le gambe: un lavoro durato forse ore e che avuto anche dei contrattempi. "Ad un tratto la lama della sega che stavo utilizzando si è rotta ed è rimasta conficcata in una delle gambe. Ho dovuto utilizzare l'altra sega e poi il coltello". L'autopsia svolta sul corpo della donna sembra confer- mare totalmente la versione del- l'uomo. Sui resti di Nicoletta non ci sono segni di ferite da arma da fuoco e tagli: è stata strangolata e poi fatta a pezzi. Dopo il massacro Diotallevi si è sbarazzato del corpo. "Era mia intenzione gettarlo intera- mente nel cassonetto di Mare- sciallo Pilsudski ma il peso del cadavere ha reso l'operazione impossibile", e quindi ho deci- so di gettare l'altra parte del cor- po a pochi metri dalla propria abi- tazione in via Guido Reni "dove c'era un cassonetto parzialmen- te inclinato e ciò rendeva l'ope- razione più facile". L'apparta- mento è poi stato completamen- te ripulito al punto che gli inqui- renti in un primo momento hanno dubitato che l'efferato omicidio fosse stato messo in atto proprio lì. È stata anche seque- strata dalla polizia in uno dei cassonetti in cui c'erano i resti di Nicoletta parte di una sega che potrebbe essere stata utilizzata per fare a pezzi il corpo dopo l'omicidio. Il movente resta il rapporto tra i due fratelli che vivevano nella casa ereditata dal padre, uf- ficiale dell'esercito. "Ci stavo pensando da settimane - avrebbe affermato l'omicida - ma poi la mia azione è stata improvvi- sa. Non sopportavo più mia so- rella, mi trattava male, in alcuni casi mi ha anche preso a schiaf- fi o umiliato davanti a mio figlio". E ancora: "Parte del nostro appartamento lo affittavamo come bed and breakfast ma i soldi li voleva gestire solo mia sorella e a me toccava sempre chiederli". Diotallevi ha alle spalle studi all'università e un matrimonio naufragato. Viveva di lavori saltuari ma da tempo era disoccu- pato e quindi il denaro che la sorella gli garantiva era l'unico mezzo di sostentamento. Al mo- mento la Procura contesta all'uo- mo il reato di omicidio volontario aggravato dalla parentela e occultamento di cadavere. Il pm Marcello Cascini potrebbe anche valutare l'ipotesi della premeditazione.