Michelle incanta l’America



PHILADELPHIA. Michelle Obama incanta Philadel- phia, i democratici e il marito. Abito e acconciatu- ra perfetti. Ma la first lady è molto di più: appassionata, diretta e convincente. La migliore arma anti-Trump del partito, che presenta agli americani la “nostra amica Hillary”, la “più quali- ficata per essere presiden- te. Una persona in cui credo. Sono con lei”.

Parole semplici che spez- zano la tensione nel Wells Fargo Center, dove la con- vention democratica si era aperta fra i fischi all'ex segretario di Stato. Un intervento perfetto quello di Michelle: chiaro, conciso.Parole in grado di essere capite e recepite da tutti.

In mezzo battute e riferimenti indiretti a Donald Trump, criticato con il sorriso, senza mai nominarlo: “Non lasciatevi dire da nessuno che questo Paese non è grande abbastanza, è il più grande al mondo”. E ancora: “Non si può azzerare la complessità dei problemi con un tweet”.

Ma c'è anche tanta emozione nel ricordare il primo giorno “che le mie figlie hanno lasciato la Casa Bianca per andare a scuola, in una serie di suv neri con tanti uomini armati”. Michelle poi aggiunge: “Mi sveglio ogni mattina in un casa costruita da schiavi. Le mie figlie, due ragazze nere, giocano con i cani nel giardino della Casa Bianca. E grazie a Hillary le mie figlie, e tutti i nostri figli - dice rivolgendosi agli americani - danno ora per scontato che una donna può essere presidente degli Stati Uniti”.

Il pubblico è in delirio, la first lady commossa. Dietro ai suoi discorsi 'magici' c'è Sarah Hurwitz, ex speechwriter proprio di Hillary Clinton: Hurwitz lavora da otto anni con la Casa Bianca e da sette anni con Michelle, scrivendone tutti i discorsi. E suscitando la 'gelosia' dei repubblicani, come dimostrato da Melania Trump che per il suo intervento si è 'ispirata' alle parole pronunciate da Michelle nel 2008.

Michelle sorridente e raggiante si lancia in un discorso politico, uno dei suoi primi dopo averli evitati per otto anni. Otto anni fa è salita sul palco della convention democratica per presentare ai democratici e agli americani il marito, Barack Obama. Obama che aveva battuto Hillary. E ora Michelle, accantonati rancori e diffidenze, lancia la Clinton, “il presidente che voglio”.

Le differenze fra le due, che non si sono mai amate, sono molte. Ma tanti sono anche i punti in comune, come quello della lotta per i diritti. E forse, guardando avanti, anche la carriera politica: Michelle - come ritengono in molti, anche senon è mai stato confermato - potrebbe seguire proprio le orme di Hillary, e presentarsi come senatrice, iniziando così una scalata che potrebbe riportarla alla Casa Bianca. Su Twitter in molti, stregati dalle sue parole, chiedono a Michelle di candidarsi, di essere il loropresidente. “Non possono credere che siano già passati otto anni - aggiunge Michelle - Ascoltatemi: da qui a novembre dobbiamo fare come abbiamo fatto otto anni fa. Dobbiamo andare a bussare a ogni porta, prendere ogni voto. Per amore di questo Paese dobbiamo eleggere Hillary Clinton pre- sidente”. Ad ascoltare Michelle, da lontano, è lo stesso Barack Obama, stregato da sua moglie. E non lo nasconde: con un tweet la definisce “una donna straordinaria. Ti amo”. Il messaggio di inclusi- vità lanciato da Michelle si riflette anche nella scelta del suo vestito. Un abito blu di Christian Siriano, un designer indossato solo in'un'altra occasione, a Dallas, dalla first lady. Siriano, vincitore della quarta edizione di Project Runaway, ha costruito la sua intera carriera sull'inclusività: a differenza di molti altri stilisti ha incluso tutte le donne, a prescindere dalla taglia e dall'età. Una storia, quella di Siriano, quindi adatta all'occasione.


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