Migranti, attenti all’Italia

L’UE: “SUPERARE LE RESPONSABILTÀ DEL PAESE DI PRIMO INGRESSO”



di Enrica Battifoglia

BRUXELLES. La presidenza di turno tedesca dell’Ue rassicura l’Italia e gli altri Stati membri in prima linea sul fronte dei migranti. “Saremo attenti alle vostre preoccupazioni. Faremo in modo che i timori non si trasformino in realtà” e non restiate soli ad affrontare grandi flussi. Il ministro dell’Interno Horst Seehofer, impegnato nella ‘mission impossible’ di trovare un accordo politico a dicembre, su un primo mix tra responsabilità e solidarietà ancorato al nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, ha tenuto a sottolineare che dall’Italia alla Spagna, dalla Grecia a Cipro e Malta, nessuno sarà abbandonato. Ma il capo del Viminale, Luciana Lamorgese, pur “apprezzando gli elementi di discontinuità del nuovo Patto”, ha ribadito la linea rossa di Roma: “Siamo all’inizio di un lungo negoziato assai complesso che, da parte dell’Italia, non può prescindere da un chiaro superamento del principio di responsabilità dello Stato di primo ingresso”. Lamorgese lo ha riaffermato emergendo dalla prima riunione tra i ministri dell’Interno Ue sulla nuova proposta che sancisce il concetto di solidarietà obbligatoria a sostegno degli Stati sotto pressione, traducendolo in una formula a scelta tra ricollocamenti dei profughi e rimpatri sponsorizzati dei migranti, ma che non supera la responsabilità per il Paese di primo ingresso per tutte le richieste di asilo, fulcro del regolamento di Dublino. “La riunione è stata promettente, e questo mi fa essere ottimista. Non dico che riusciremo sicuramente a trovare l’intesa” che poi dovrà essere comunque finalizzata con i testi legali dalla presidenza portoghese - ha affermato Seehofer commentando l’incontro - “ma le probabilità sono alte. C’è molto lavoro da fare per avvicinare le parti e trovare il giusto equilibrio tra i diversi interessi. Lo faremo in piccoli gruppi, un passo alla volta. Non vedo ostacoli insormontabili” anche se è possibile che un paio di elementi debbano essere aggiustati dai leader. “Un’impresa difficile” ha comunque ammesso il ministro tedesco, che per sbloccare il dossier ha convocato anche un Consiglio interni straordinario per il 13 novembre. Del resto sono in molti a Bruxelles a dubitare della riuscita, perché l’argomento - è noto - è “il più tossico” e “divisivo” sul tavolo dei 27, e i due mesi scarsi che restano per negoziare sembrano davvero pochi. D’altra parte lo schema delle fazioni opposte è una riedizione di quanto visto negli ultimi cinque anni. Se da un lato resta il fronte compatto dei Paesi del Mediterraneo, dall’altro torna l’alleanza dei quattro Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) saldati ai Baltici e all’Austria, tutti decisi a respingere la redistribuzione dei richiedenti asilo nel proprio territorio. Un’eventualità, quest’ultima, che Vienna vede anche nella proposta sui rimpatri sponsorizzati (gli Stati che falliscono, dopo otto mesi dovranno infatti accogliere i migranti sul proprio suolo). Nonostante le difficoltà evidenti, anche la commissaria europea Ylva Johansson, madrina del nuovo Patto, ha mantenuto un profilo “ottimista”. “Non sono ingenua”, ha risposto a chi le ricordava le dichiarazioni belligeranti dell’ungherese Orban, “so che ci sono punti di vista diversi sulla migrazione, ma credo che tutti possano arrivare a concordare su questo compromesso”. Johansson ha poi insistito in particolare sull’aspetto dei rimpatri, annunciando la pubblicazione a breve di una valutazione della collaborazione dei Paesi terzi sulle riammissioni. “Anche questo aspetto influirà sulla politica europea dei visti”. Ma di fronte alle critiche piovute sul suo Patto da numerose ong, la svedese ha ribattuto: non c’è nessuna fortezza Europa.

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