Migranti e Brexit in agenda


UE/DOPO IL SUCCESSO DEL VERTICE L’EUROPA HA DI FRONTE APPUNTAMENTI IMPEGNATIVI


BRUXELLES. Dopo il successo del verti- ce che ha celebrato i sessant’anni della firma dei Trattati di Roma riparte il con- fronto con le tante, difficili sfide esterne e interne - dalla Brexit a Trump, dai migranti alle politiche economiche, dalle elezioni francesi a quelle tedesche - destinate a mettere a dura prova il rinnovato slancio unitario mostrato dai 27 nella suggestiva cornice del Campidoglio.

“L’Italia ha fatto la sua parte, decisiva e nella direzione giusta”, ha commentato il premier Paolo Gentiloni osservando che la dichiarazione di Roma “potrà forse es- sere disattesa”, ma certo è “tutt’altro che banale” ed è stata sottoscritta da tutti i 27, cosa che non fu possibile dieci anni fa a

Berlino. Insomma, finalmen- te “un messaggio di fidu- cia nel futuro. Merce rara di questi tempi per l’Unio-

ne”.Chiusa questa parente- si, da oggi però si ricomin- cia. Con due dossier molto delicati e controversi che attendono al varco i part- ner europei: la gestione dei flussi migratori e la riforma del sistema europeo d’asi- lo. Temi caldi che potreb- bero già segnare la fine della ‘pax romana’. Del resto nes- suno, tra quanti seguono e lavorano quotidianamente

sui dossier comunitari, ritiene che dopo il summit di sabato scorso i problemi euro- pei saranno risolti con un colpo di bac- chetta magica. L’unità mostrata dai 27 re- sta fragile e sono tante le incognite anco- ra aperte.

A cominciare dalla Brexit. Mercoledì prossimo la Gran Bretagna ufficializzerà la richiesta di divorzio dall’Unione dando il via a un negoziato che, nonostante gli appelli e gli auspici rilanciati dai leader Ue anche a Roma, non si annuncia né sempli- ce né indolore. Le complesse trattative, avvertono a Bruxelles, rischiano infatti non solo di paralizzare l’operatività europea, ma anche di creare un buco finanziario di decine di miliardi nel bilancio dell’Ue a tut- to danno di chi, come l’Italia, già versa più di quanto riceve.

Ma anche di chi beneficia di più dei fondi strutturali (come la Polonia) e di chi finora ha ricevuto aiuti grazie, ad esempio, alle politiche di sostegno dell’agricoltura, della ricerca e per la lotta alla disoccupa- zione giovanile.

I delicati equilibri europei, già sotto- posti alle pesanti tensioni innescate dai

movimenti nazionalisti, populisti e xeno- fobi che devono la loro forza anche alla contestazione di politiche Ue, in seguito agli effetti della Brexit potrebbero quindi essere ulteriormente destabilizzati. La Po- lonia e l’Ungheria non vedono l’ora di avere nuovi argomenti per attaccare Bru- xelles che accusa Varsavia e Budapest di violare, con il varo di nuove leggi, i diritti umani dei loro stessi cittadini. Marine Le Pen flirta con Putin imitando Salvini.

Il neo presidente Usa Donald Trump non perde occasione per soffiare sul ven- to del protezionismo e pronosticare la fine dell’Ue.

I Paesi dell’Est, oltre a non accettare le loro quote di migranti, non intendono ri- nunciare al dumping sociale che ha cau- sato molte delocalizzazioni. E anche il con- fronto-scontro tra chi è in favore di politi- che di austerità e chi vuole più flessibilità

a sostegno della crescita non si è certo esaurito. “La nostra Unione è indivisibi- le”, hanno sancito i 27 nella carta di Roma dopo aver anche indicato che si agirà “con- giuntamente, sempre procedendo nella stessa direzione” ma “a ritmi e con inten- sità diversi, se necessario”.

Una necessità su cui in molti sono pronti a scommettere, specie se l’europei- sta Macron uscirà vincitore dalle presiden- ziali francesi di fine aprile-inizio maggio. Perché dando per scontato che in Germa- nia in autunno vincerà il fronte europeista (Merkel o Schulz), il motore dell’integra- zione europea franco-tedesco si rimetterà in moto insieme ai tre del Benelux (Olanda, Belgio e Lussemburgo).

E a quel punto gli altri partner Ue, sen- za neanche più la sponda del ‘contrappe- so’ inglese, dovranno per forza decidere con chi stare e cosa fare.


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