Milano città in trincea

Code ai supermercati e militari in strada, cittadini sotto assedio



di Vincenzo Di Vincenzo

MILANO. La battaglia di Milano è cominciata: a 30 giorni dal primo caso, quel 20 febbraio nel pronto soccorso di Codogno che rimarrà scolpito nella storia dell’Italia, la città ha ormai alle sue mura il nemico invisibile. Il Covid-19 sta facendo strage in mezza regione, ieri altri 381 morti, altro macabro record rispetto alla cifra massima di 319 del 18 marzo, con punte drammatiche a Brescia e Bergamo dove i numeri dei contagiati e dei decessi non diminuiscono, anzi.E ora avanza su Milano, che ormai da due giorni ha gli stessi numeri di contagiati delle due province più colpite: giovedì 638, più di tutte, ieri 526, qualcuna in meno ma sempre più di Bergamo che sale di 509 (5554 in totale), e di Brescia con +401 per un totale di 4648. Ma un altro dato, se non bastassero questi, fa salire la preoccupazione: il balzo di Monza Brianza che in un giorno solo fa registrare 321 positivi su un totale di 816, circa il 40% in più in sole 24 ore. Sono dati - ha detto l’assessore Gallera - , che si riferiscono a contagi di circa 11 giorni fa, guarda caso proprio quelli del folle week end, durante il quale i milanesi, come se niente stesse accadendo, avevano affollato i parchi, le vie del centro, i Navigli, per quello che nessuno immaginava sarebbe stato l’ultimo fine settimana all’aperto di Milano per un lungo lasso di tempo.Anche se resta ancora proporzionalmente basso il dato della città, 1550 positivi, lo 0,1% della popolazione, senza tenere conto di tutti gli asintomatici o malati cui il tampone non viene fatto, cresce la sensazione di essere circondati dal virus. E si attende con ansia l’apertura dell’ospedale in Fiera, dove procedono spediti i lavori.Che i dati, forniti nella quotidiana, angosciosa, diretta Facebook dell’assessore Giulio Gallera, fossero brutti lo aveva anticipato in mattinata il presidente Fontana, probabilmente per dare ancora più forza alla richiesta al Governo di misure molto più rigide nelle ore durante le quali a Roma si stava predisponendo il nuovo decreto. I cittadini di Milano non hanno atteso le decisione del governo e già dal mattino, nel timore di una riduzione di apertura dei supermercati e di altre attività, si sono messi in coda, non un assalto, ma code ordinate in file che giravano intorno ad interi iso- lati. Una reazione istintiva, senza una reale giustificazione di possibile carenza di beni alimentari, ma che si ripete alla soglia di ogni nuovo decreto, una scena che ormai si vede in tutto il mondo.Contemporaneamente la presenza dei militari in città, già impegnati nell’operazione Strade Sicure, si è fatta più visibile dalla piazza antistante la stazione Centrale a diversi angoli di Milano. Da ieri, la prefettura di Milano ne ha destinati 114 per effettuare i controlli contro le violazioni alle misure di restrizione della circolazione.Una misura di cui Fontana in mattinata aveva parlato anche con il Capo dello Stato Sergio Mattarella e che reputa “positiva” ma totalmente insufficiente: “Bisogna aggiungere almeno uno zero a quella cifra per discutere seriamente del problema”, commenta. E se Fontana insiste col “chiudere tutto”, da Palazzo Marino, dopo le immagini delle code chilometriche davanti ai supermercati arriva un ‘warning’: “La politica è chiamata ad una grande prova di maturità - dice il sindaco Giuseppe Sala - le cose prima si fanno e poi si dicono.Il rischio di annunci o semi annunci preventivi è veramente un grande rischio”. E sul trasporto pubblico lancia una frecciata che va diritta verso il palazzo della Regione: “Parliamo di meno e facciamo di più” avvertendo anche che “prima di tutto bisogna pensare alle conseguenze delle azioni. Provate a chiedere al professore Galli del Sacco, come ho fatto io - dice nel suo video quotidiano ai cittadini -, cosa ne pensa di questa idea e come fronteggerebbe la mancanza di infermieri. Provate a immaginare coloro che fanno le pulizie o fanno la cassa al supermercato come vanno al lavoro”.