Milano, con Sala resiste il modello arancione



MILANO. Non è stata una parentesi negli oltre vent’anni di governo di centrodestra: a Milano il modello arancione che ha portato Giuliano Pisapia alla guida della città nel 2011 ha vinto ancora. Con un candidato diverso, per curriculum e imposta- zione politica, ma la chiave del successo di Beppe Sala sta soprat- tutto nell’aver tentato fino all’ultimo di riunire le diverse anime del centro- sinistra contro un avversario che, a sua volta, è riuscito a ricompattare in un’unica alleanza partiti che in molte altre città si sono presentati divisi.

Milano rimane quindi una sorta di “laboratoriopolitico”alivellonazionale con la conferma dei due schieramenti tradizionali che sono riusciti a rendere ininfluente il Movimento 5 Stelle. Per questo, sia esponenti di centrodestra che di centrosinistra invitano i loro leader a ripartire da quanto fatto nel capoluogo lombardo,perché se Beppe Sala alla fine l’ha spuntata, Stefano Parisi ha perso per soli 17mila voti una partita che lo vedeva partire da chiaro sfavorito.

“La vittoria di Milano ci indica la strada di lavoro giusta”, è il parere del ministro delle Politiche Agricole,

Maurizio Martina, e lo stesso Matteo Renzi “si è detto ammirato di quanto è stato fatto a Milano”, ha spiegato Sala, aggiungendo che il presidente del Consiglio “è assolutamente convinto che a Milano sia stata fatta una grande campagna”.

Non era facile, in effetti, riuscire a ricompattare una coalizione che già durante le primarie ha rischiato di perdere pezzi e alcuni ne ha persi davvero prima de primo turno.Masia Marco Cappato con i Radicali, sia Basilio Rizzo con la sinistra radicale prima del ballottaggio gli hanno garantito il loro voto che alla fine è stato decisivo per vincere.

“Se c’è una cosa che voglio, in ogni modo, è essere un uomo giusto”, ha twittato Sala che adesso deve pensare a formare la giunta seguendo tre criteri: “Parità, competenza e l’impegno di questi mesi”.

Ci sarà quindi la conferma di alcuni assessori che sono stati i più votati nelle liste che lo hanno sostenuto, a partire da Pierfrancesco Majorino per proseguire con Cristina Tafani e Pierfrancesco Maran in una giunta che Sala avrebbe voluto ridurre, ma che alla fine sarà composta da 12 persone come quella di Giuliano Risappia. Le donne saranno la metà, come promesso in campagna elettorale, e la “competenza” arriverà anche da alcuni tecnici: bisogna infatti coinvolgere “risorse di alta qualità dall’esternoperchélapoliticapuòavere grande contributo da persone che vivono a Milano, conoscono Milano e hanno capacità”. “Ascolteremo tutti e poi -ha concluso -il sindaco prenderà le sue decisioni” entro “al massimo sette giorni”, anche se qualcuna è già stata presa:Umberto Ambrosoli lascerà il consiglio regionale per passare a Palazzo Marino, dove troverà come consulenti Linus, Emma Bonino e Gherardo Colombo. A guidare l’opposizione ci sarà Stefano Parisi che rivendica di “aver costruito una piattaforma di governo”, ma nel centrodestra la situazione è molto più complessa. Gli esponenti di Forza Italia e Area Popolare si dicono convinti che Milano sia l’esempio da seguire ma Lega e Fratelli d’Italia sono di tutt’altro parere. E senza una città da governare,perloro“ilmodelloMilano” potrebbe già essere una definizione del passato.


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