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Minacce contro la giudice



TORINO/DOPO L’ASSOLUZIONE PER STUPRO PERCHÉ LA VITTIMA “NON HA GRIDATO”

TORINO. Parole scritte in stampatello, con vernice nera, di fronte al Palagiustizia di Torino: “Protegge chi stupra”. Questa l’accusa rivolta a Diamante Minucci, la giudice che ha assolto un uomo dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una donna perché, sono le motivazioni della sentenza, gli avrebbe detto “solo ‘basta’”, senza “gridare”. Un caso sul quale il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha annunciato accertamenti e che nei giorni scorsi ha fatto discutere. Fino, appunto, alla scritta comparsa ieri mattina, firmata con la “A” cerchiata di anarchia, che la procura farà “rimuovere immediatamente”. Il caso è quello di un ex commissario della Croce Rossa finito alla sbarra per i rapporti con una collega. Il pm Marco Sanini, che ha sempre creduto nella vittima, aveva chiesto una condanna a dieci anni per l’imputato, difeso dagli avvocati Cosimo Maggiore e Vittorio Rossini. Lo scorso 15 febbraio il tribunale lo ha assolto con formula piena, perché “il fatto non sussiste”. E ha anche ordinato la trasmissione degli atti al pubblico ministero perché proceda contro la parte lesa per calunnia. “Ci sono sentenze giudiziarie che lasciano senza parole, sono incomprensibili e lontanissime dalla giustizia”, ha affermato la deputata di Forza ItaliaAnnagraziaCalabria,mentrelaReteNazionale dei Centri Antiviolenza D.i.Re ha ricordato che “dire di no, anche con un filo di voce, deve essere sufficiente a fermare un uomo”. Eppure il tribunale che ha emesso la sentenza - composto da tre giudici donna - ha analizzato punto per punto, dettaglio per dettaglio, tutti gli episodi riferiti dalla vittima, riscontrando contraddizioni, dimenticanze sospette e atteggiamenti che non sono compatibili con le violenze denunciate. Il collegio manifesta incredulità di fronte alla versione della donna, che ha raccontato di aver subito, tra la primavera 2010 e novembre 2011 una decina di violenze sessuali, di cui tre con rapporti completi. La volontaria - si legge nelle motivazioni della sentenza - ha detto che “nella sua vita, dopo che l’imputato l’aveva costretta al primo rapporto, non era cambiato niente. Non grida, non urla, non piange, risponde alle chiamate di servizio mentre lui l’aggredisce, pare abbia sempre continuato il turno con il collega dopo gli abusi. Non riferisce di aver adottato alcuna precauzione per evitare di rimanere sola con lui, né per ostacolarne la violenza quando se ne fosse ripresentata l’occasione”. Il Tribunale inoltre puntualizza che la donna non manifesta “sensazioni o condotte molto spesso riscontrabili in racconti di abusi sessuali: sensazioni di sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo”. Intanto sono in corso gli accertamenti della Digos per individuare gli autori della scritta comparsa ieri mattina davanti al Palagiustizia di Torino.


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