Minaccia Isis nelle carceri



SICUREZZA/L’ALLARME DI LAMBERTO GIANNINI, CAPO DELL’ANTITERRORISMO ITALIANO

ROMA. “In questo momento ci troviamo davanti a una situazione particolarmente difficile”: “L’avvicinarsi di una sconfitta militare” dell’Isis “accresce la minaccia per l’Europa e il nostro territorio”.L’allarme-dice il capo dell’ Antiterrorsimo italiano, Lamberto Giannini, a un convegno della Guardia di Finanzia sui finanziamenti al terr orismo - non è solo ipotetico,ma trova riscontro nelle indagini giudiziarie. Se fino ad oggi la prima preoccupazione è stata quella dei foreign fighters e dei ‘lupi solitari’, è emersa la presenza sul nostro territorio di soggetti radicalizzati che vengono dissuasi dall ’idea di andare a combattere in Siria o Iraq per restare e ‘colpire i crociati’”. “‘Lone actors’ pronti ad usare la violenza”, li ha definiti il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, parlando alla Commissione Affari costituzionali della Camera delle inchieste, che hanno rivelato la presenza in Italia sia di frammenti di gruppi organizzati attivi in Nord Africa, Medio Oriente e India, sia di gruppi jihadisti autoctoni. Questo fa dire anche al guardasigilli che “la condizione di relativa tranquillità dell’Italia potrebbe mutare” e che, pertanto, la risposta alla radicalizzazione violenta è “una priorità”. Il problema riguarda anche le carceri, luogodove disagio e rabbia possono trovare sfogo nell’estremismo ideologico: sono 393 i detenuti sottoposti a monitoraggio, di cui 175 “a forte rischio”. In questo contesto, ha spiegato il guardasigilli, “l’amministrazione penitenziaria sta opportunamente approfondendo l’ipotesi di utilizzare in futuro anche le colonie agricole quali possibili luoghi di esecuzione della pena in un contesto di partecipazione al lavoro che appare idoneo alla prevenzione dei rischi di radicalizzazione”. Cooperazione e tempestività nello scambio di informazioni sono “elementi determinanti per una strategia globale di contrasto del terrorismo”, è tornatoadinvocareilministro.Seleindaginipuntano a ricostruire in chiave preventiva, oltre che repressiva, le forme di finanziamento, non si può prescindere dall’incrocio delle varie banche dati nazionali. In quest’ottica l’attenzione si focalizza sulle operazioni sospette segnalate dagli operatori finanziari. Money trasfer o bonifici bancari anche di poche centinaia di euro sono scie da seguire: 30mila i soggetti segnalati a livello internazionale. Per entrare nell’ottica del finanziamento al terrorismo, secondo il sostituto della DnaAntonio Laudati, occorre rifarsi al concetto di “‘zakat’, un contributo non volontario, ma dovuto, alla diffusione delle religione islamica da chiunque abbia un’attività. Ma questo meccanismo - ha affermato - si applica anche a chi produce proventi illecitamente. Un finanziamento pulviscolare, poche decine o centinaia di euro”. In un documento di Al Qaeda,trovatodaiservizi segreti americani, i costi di un attentato erano stimati in4.200dollari:“Oggipossiamoritenerechebastino 1.000-1.2000 euro per fare un attacco terroristico”, ha concluso


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