Miracolo a Rigopiano


LA TRAGEDIA/DIECI PERSONE ESTRATTE VIVE ALLE MACERIE DELL’HOTEL, QUATTRO SONO BAMBINI


BIVIO RIGOPIANO (Pescara). Gianfilippo ha la stessa età di Alfredino ma stavolta quel buco nero non è il pozzo di Vermicino e non ci sono le lacrime disperate di Sandro Pertini né quelle di Angelo Licheri, l'uomo che sfiorò le dita del piccolo senza riuscire ad afferrarle davvero. Stavolta Gianfilippo esce con le sue gambe e sorride ai vigili del fuoco, che forse era da quel maledetto 10 giugno 1981 che aspettavano una giornata così. "Vai Chicco", gli urlano mentre applaudono, mettendogli una mano sulla testa per proteggerlo nell'ultimo metro che lo separa dal ritorno alla vita. Perché molti di questi pompieri sono di Roma e a Roma, se un bambino non lo conosci, lo chiami così, "Chicco". Il miracolo di Rigopiano ha il volto dei bambini. Quattro ne hanno salvati, quasi 48 ore dopo che una slavina con un fronte di 300 metri ha sommerso il loro hotel sotto 5 metri di neve. Ha il volto di Gianfilippo e Ludovica, i figli di Giampiero Parente. Giovedì era un uomo senza futuro, il cuoco salvo per puro caso, piegato e distrutto da qualcosa troppo grande da sopportare, sopravvivere alla morte di moglie e figli, tutti insieme. E oggi è un signore felice davvero, di quella felicità che solo chi ha toccato il fondo del dolore può conoscere. E ha il volto di Edoardo e Samuel, uniti da un identico destino: uscire dall'incubo e trovarsi ancora impauriti in un letto d'ospedale, senza mamma e papà accanto a coccolarti. I genitori di Samuel, il poliziotto Domenico Michelangelo e Marina Serraiocco, sono tra i cinque ancora sotto le macerie con i quali i vigili del fuoco parlano da ore, mentre cercano di tirarli fuori senza far crollare tutto. Di quelli di Edoardo invece, Sebastiano Di Carlo, il pizzettaio di Loreto Aprutino e sua moglie Nadia, ancora non si sa nulla. Ma il miracolo del Rigopiano ha anche il sapore della vita. Quella vera. Che è più forte di tutto e malgrado tutto. E a volte spesso sorprende, stupisce. Perché i sopravvissuti a quell'inferno sono almeno dieci. Dieci vite che hanno sconfitto quell'inferno bianco. Come hanno fatto? Chi lo sa. Davvero nessuno ha la risposta giusta. Il primo gruppo di sei sopravvissuti che i soccorritori hanno individuato era in quella parte dell'hotel che, prima di tutto questo, era la 'zona ricreativa', con il bar e la sala biliardo. Quando tutto è crollato, lì si è creata una sacca d'ossigeno. E c'era anche qualcosa da mangiare e bere. Così ce l'hanno fatta, stando uno accanto all'altro per ripararsi dal freddo. I cinque metri di neve sopra le loro teste hanno fatto il resto, isolando dalle temperature sotto zero all'esterno della stanza. Quattro sono ancora lì dentro, incastrati dietro macerie e pilasti, in attesa di essere liberati. Una settima persona PENNE (Pescara). "Bravo Chicco, bravo!", urlano vigili del fuoco e uomini del soccorso alpino al bambino che esce dalla buca dell'hotel Rigopiano, una 'sacca d'aria' che lo ha salvato dalla valanga. Un grido liberatorio tra brevi applausi. E' uno dei simboli di una giornata che ha visto gli specialisti della neve compiere ciò che giovedì sembrava quasi impossibile: salvare vite umane sotto una montagna di bianco e detriti. Se già erano gli eroi e i protagonisti, ora sono anche vincenti, perché strappare una decina di vite su trenta alla furia del Gran Sasso accresciuta dal terremoto è impresa non comune. Aveva ragione ancora ieri mattina il portavoce del Soccorso alpino nazionale, Walter Milan, dicendo che "in teoria anche in queste condizioni meteo molto difficili, se si sono create delle 'sacche' di aria dove ripararsi, potrebbero sopravvivere 2 forse 3 giorni, anche se è difficile". Così è stato e a raccontare il primo contatto con i superstiti è il vicebrigadiere del soccorso alpino della Guardia di Finanza Marco Bini. "Ci hanno abbracciati - ha detto -, erano contentissimi. E' stato un momento bellissimo, sensazioni indescrivibili". "La neve li ha protetti, assieme alla struttura dell'albergo - ha spiegato -. La neve come sappiamo a livello tecnico ti protegge molto". Il finanziere ha aggiunto che anche il forte odore di bruciato che sale dalle macerie dell'hotel Rigopiano - probabilmente piccoli incendi di materiali - e il fumo hanno guidato i soccorritori nei punti dove sono stati trovati i superstiti. "Lì avevamo visto che la neve cedeva e si poteva scavare", ha raccontato. Una volta raggiunta la 'camera d'aria', un ambiente formatosi in locali dell'albergo non travolti dalla valanga,i soccorritori dopo aver messo in sicurezza i primi superstiti si sono mossi dall'interno, in particolare i vigili del fuoco e il soccorso alpino. Con estrema cautela per la pericolosità estrema della situazione. Alle ricerche ha partecipato l'ex forestale ora nell'Arma dei carabinieri Sonia Marini, di 30 anni, originaria di Penne, che proprio domenica scorsa era stata al centro benessere dell'hotel Rigopiano, del quale conosce bene il titolare. Ora la militare si chiede come sarà lo spettacolo di devastazione con il disgelo in primavera. "Abbiamo iniziato a scavare e non ci siamo mai fermati", ha raccontato ancora il vicebrigadiere Bini, il quale nel pomeriggio era ancora ottimista sulla possibilità di trovare altre persone in vita. "Assolutamente sì, abbiamo la speranza di trovarne altri vivi - diceva -. Potrebbero esserci altre sacche d'aria"