Modena riconosciuta innocente



La Cassazione assolve la cardiologa coinvolta nell’inchiesta «Camici sporchi»

MODENA. Il camice della professoressa Maria Grazia Modena è tornato completamente lindo, come prima del novembre 2012. Anche l'ultima accusa contestata all'ex primario del Policlinico emiliano si è dissolta in Cassazione. Era quella di falso, ma da venerdì notte, chiusa la camera di consiglio, anche quel fatto "non sussiste". Chi l'ha accusata di essere ai vertici di un'associazione a delinquere che truffava il sistema sanitario, delle sperimentazioni abusive sui pazienti, è rimasto al suo posto fino all'ultimo: Regione Emilia-Romagna, Policlinico di Modena, procura generale presso la Corte d'Appello di Bologna, associazione 'Amici del cuore’. Ricorsi dichiarati inammissibili dalle toghe romane, quelli delle parti civili. Maria Grazia Modena, da oggi, è completamente innocente, "ed ora - esorta il suo avvocato Massimiliano Iovino, che ha battagliato nelle aule a fianco del collega Luigi Stortoni - qualcuno dovrebbe chiederle scusa". "La procura non si rimangia il proprio lavoro. Questo mi sembra il minimo anche nei confronti di coloro che sono incappati in questa vicenda, a qualunque titolo" commenta il procuratore capo di Modena Lucia Musti aggiun- gendo che "la procura non è contro nessuno, facciamo il nostro lavoro in buona fede e con professionalità". A Modena e in altre città il 9 novembre di più di cinque anni fa, il gip Paola Lo Savio diede esecuzione alle misure cautelari del grande scandalo sanitario, su input del pubblico ministero Marco Niccolini e dell'allora procuratore capo Vito Zincani. I carabinieri del Nas fecero scattare nove arresti: c'era anche il noto emodinamista Giuseppe Sangiorgi. Pazienti cavie, stent sperimentati direttamente su di loro senza che lo sapessero, corruzione, abuso d'ufficio. Soprattutto, un'associazione a delinquere dentro a un ospedale, con un patto sommerso sancito con alcune aziende biomedicali. Di questo si parlava. Maria Grazia Modena, da subito dichiaratasi innocente, 'esiliata’ a Venezia a seguito del divieto di dimora nel modenese, cacciata dal Policlinico, ha scelto subito il rito abbreviato: "Voglio essere giudicata al più presto". Febbraio 2015: il gup del tribunale di Modena Andrea Romito la condanna, in abbreviato, a quattro anni per associazione a delinquere, truffa al sistema sanitario nazionale, corruzione, abuso d'ufficio e falso. Alle librerie, intanto, la professoressa consegna le sue verità. Dicembre 2016, la sentenza viene stravolta in Corte d'Appello. Resta solo la contestazione del falso e da quattro anni si passa a otto mesi. I giudici bolognesi parlano di "assenza totale di prove" e di possibile inattendibilità del suo principale accusatore, il collega Rosario Rossi. "Vado avanti, voglio uscirne pulita", annuncia la cardiologa. E si arriva così all'udienza di ieri. Ma intanto a Modena si è concluso il primo grado, rito ordinario, contro gli altri 'camici sporchi’: pene per 36 anni nei confronti dei dodici imputati. Sei anni e mezzo a Giuseppe Sangiorgi. Quel giorno, 10 novembre 2017, la Modena era in aula, ma tra il 'pubblico’: "Non esistono prove - commentò - Hanno voluto i nostri scalpi, hanno distrutto famiglie e un reparto che era una eccellenza. Perché?".