Moon apre a Pyongyang



PECHINO. Moon Jae-in si è insediato come 19/mo presidente della Repubblica di Corea, promettendo di fare "tutto il possibile per istituire la pace nella penisola coreana", anche visitando Pyongyang "con le giuste condizioni".

"Risolverò la crisi sulla sicurezza con prontezza. Andrò in ogni posto per la pace della penisola. Se necessario, volerò a Washington. Andrò a Pechino e Tokyo, e con le giuste circostanze anche a Pyongyang", ha detto Moon nel discorso inaugurale all'indomani della vittoria alle elezioni tenute dopo l'impeachment per corruzione di Park Geun-hye, la prima presidente donna.

Moon, 64 anni, figlio di profughi nordcoreani ed ex avvocato dei diritti umani, ha aggiunto dopo il giuramento all'Assemblea nazionale che sarebbe stato "il presidente di tutti" lavorando a ricomporre divisioni politiche e conflitti degli ultimi mesi. Le elezioni sudcoreane, in un certo senso, hanno sul Far East lo stesso effetto delle presidenziali francesi in Europa quanto a scenari sul consolidamento degli equilibri regionali e globali.

Nella giornata, infatti, Moon ha ricevuto messaggi di auguri tra cui quello del premier nipponico Shinzo Abe, che ha definito la Corea del Sud "il vicino più importante" con cui interessi strategici comuni, auspicando un incontro bilaterale a breve.

Il presidente cinese Xi Jinping ha espresso in un colloquio telefonico la speranza che Cina e Corea del Sud approfondiscano i legami e risolvano le differenze malgrado le tensioni sca- turite dallo spiegamento dei sistemi antimissile americani Thaad non lon- tano da Seul, giudicati una minaccia alla sicurezza e agli interessi strategi- ci del Dragone.

In tarda serata, il colloquio con Donald Trump: Moon ha anticipato che avrebbe mandato a Washington un inviato speciale e ribadito che l'alleanza tra i due Paesi "è la più importante con l'incertezza crescente sulla sicurezza nella penisola".

Il tycoon, nella nota dell'Ufficio presidenziale di Seul, ha espresso "rispetto" per la scelta dei sudcoreani e assicurato che "il rompicapo Pyong- yang può essere risolto", formulando l'invito per una visita alla Casa Bianca. La questione nordcoreana resta il nodo primario: la vittoria di Moon è stata valutata, come spiegato da autorevoli fonti vicine al dossier, con "il punto di svolta" per sbloccare lo stallo seguito al braccio di ferro su nucleare e missili tra Usa e Pyongyang con minacce, prove di forza e manovre militari.

Moon ha spiegato di voler seguire le basi della "risoluzione Onu sul nucleare nordcoreano" e lavorare a "calmare le tensioni istituendo un regime di pace nel nordest asiatico", rafforzando tuttavia l'alleanza militare con gli Usa.

E sui Thaad "negozierò con Stati Uniti e Cina per risolvere la vicenda", ha assicurato.

Le prime nomine fanno trapelare le caratteristiche di uomo del dialogo: alla guida dell'intelligence ha nominato Suh Hoon, un veterano dei rapporti con Pyongyang con un ruolo chiave nella organizzazione dei due incontri intercoreani tra leader del 2000 e del 2007, secondo la "sunshine policy" e il disgelo promosso nel 1998 dal presidente Kim Dae-jung, premio Nobel per la Pace.

"È prematuro parlare di summit intercoreano, ma un evento del genere è ancora necessario", ha detto Suh, secondo la Yonhap. Moon ha parlato di sforzi per superare divisioni ideo- logiche e generazionali nel Paese. Per questo, il nuovo premier è il governa- tore della provincia di South Jeolla, Lee Nak-Yon, la persona "giusta per centrare questi obiettivi".