“Morto Riina, non la mafia”



CORLEONE/IL MINISTRO ORLANDO INVITA A RIFLETTERE SUI “LIKE” POSTATI SU FB

ROMA. Intende invitare i familiari di Totò Riina a fare “un passo avanti, forte, significativo, a saper guardare a quella morte come una vita nuova che deve rinascere”, il parroco di Corleone Fra Giuseppe Gentile, se chiameranno lui a benedire la salma del loro congiunto prima della tumulazione. “Se non l’hanno fatto prima, lo facciano ora. E’ necessario per tutti noi, per la nostra città che ha bisogno di essere liberata”, sostiene il religioso, che ha celebrato il matrimonio di Lucia Riina, figlia minore del boss. E in attesa che arrivi, forse oggi, il via libera della procura e del Comune di Parma al trasferimento del corpo del capo dei capi, investigatori e politica continuano a interrogarsi sui rischi di una guerra di mafia e su chi salirà al vertice di Cosa Nostra. Mentre l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili torna a chiedere l’inasprimento del 41 bis, per impedire che i detenuti per mafia possano partecipare con i pizzini alla scelta del nuovo capo di Cosa Nostra. Per la mafia “non è più tempo di capi, torneremo agli anni Ottanta”, sostiene il nuovo procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho in un’intervista al Messaggero. E an- che il ministro della Giustizia propende per l’idea che sia finita l’era dell’uomo solo al comando: “Mi convince la tesi secondo cui la mafia non si ricostituirà più con una struttura gerarchica, con il capo dei capi”. Alla strategia della “mimesi” adottata da Cosa No- stra “credo sia funzionale una mafia senza una commissione centrale e che in qualche modo si spalma sul territorio”, spiega il ministro, che non esclude nemmeno un cambiamento radicale: “La mafia potrebbe cambiare e trovare come punti di riferimento persone che non sono più siciliane, né calabresi né campane”. La certezza è che la morte di Riina “non segna la finen della mafia, che resta sempre un pericolo”. E su questo ci obbligano a riflettere, nota ancora il Guardasigilli, i like postati su Facebook alla foto pubblicata dalla figlia del boss, una rosa nera e una ragazza che mima il gesto del silenzio con l’indice davanti alla bocca. Quei “mi piace” sono il segno di “un mondo che guarda con reverenza a una figura come Riina, e che purtroppo sopravvive”. D ifende e spiega quella scelta, la diretta interessata, Maria Concetta Riina: “La foto sfondo del mio profilo Fb non vuole affatto essere un messaggio mafioso dove si intima il silenzio, bensì la richiesta di rispettare questo mio personale momento di dolore”. Sceglie invece il silenzio, come rifiuto a farsi trascinare nel “circo” mediatico, il capitano Ultimo che arrestò Totò Riina: “Non abbiamo esploso colpi in aria, non abbiamo fatto caroselli quando lo abbiamo catturato nel nome del popolo, e allo stesso modo non abbiamo niente da dire oggi nel tempo della morte. Come abbiamo dichiarato all’Ansa,la morte di Riina per noi carabinieri straccioniscrive sul suo blog il colonnello Sergio De Caprio - è una questione che riguarda solo lui, la sua famiglia e Dio”.


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