Mps/A.d., Morelli in pole ma slitta l’aumento del capital



MILANO. L'arrivo del nuovo amministratore delegato di Mps è questione di giorni. All'indomani delle dimissioni di Fabrizio Viola, l'a.d di Merrill Lynch in Italia, Marco Morelli (nella foto a destra), resta in pole. Con lui trattative e verifiche sono in corso. Si tratta di una figura gradita al Governo e in grado di raccogliere il consenso della Bce, che dovrà approvare il piano di salvataggio dell'istituto senese. In queste ore, con l'Eurotower Rocca Salimbeni ha un canale aperto. Entro fine mese Mps dovrà approvare il piano industriale, prima tappa di un progetto di salvataggio fondamentale per la tenuta dell'intero sistema bancario. Il premier Matteo Renzi ha detto di non essere preoccupato per la situazione dell'istituto senese. "Credo nella strada tracciata - ha aggiunto -, ovvero nella messa in sicurezza globale e definitiva del sistema bancario italiano con le aggregazioni delle popolari all'aumento di capitale. È una strada sulla quale sono confidente". La nomina del successore di Viola dovrebbe arrivare la prossima settimana, anche se, al momento, non è stata fissata la data del cda. Al lavoro ci sono il presidente di Mps, Massimo Tononi, e il presidente del comitato nomine, Alessandro Falciai. Al massimo martedì, i 'cacciatori di teste’ della Egon Zehnder presenteranno ai vertici Mps una mappatura ragionata utile per la scelta del nuovo A.d. Fra i nomi che potrebbero essere presi in considerazione c'è anche quello di Roberto Nicastro, presidente delle quattro good bank, anche se Morelli è dato in grandissimo vantaggio. Il banchiere di Merrill Lynch tornerebbe così in Mps. In passato ne è stato vicedirettore generale e poi Cfo. Il suo nome è finito anche nell'inchiesta su Antonveneta, ma ne è uscito del tutto, con l'archiviazione. L'addio di Viola è arrivato a sorpresa. Solo a fine agosto, il presidente Tononi aveva smentito indiscrezioni di stampa che parlavano di una sua sostituzione. Il vento sarebbe cambiato quando le banche del consorzio di garanzia hanno cominciato i sondaggi sull'aumento di capitale, incontrando investitori scettici davanti alla proposta di un a.d che ha già alle spalle due operazioni analoghe, per un totale di 8 miliardi. Ai dubbi del mercato si è aggiunta la chiara indicazione del Governo per un ricambio. Il nuovo amministratore delegato porterà avanti il piano di risanamento ereditato da Viola, che prevede anche la dismissione di 27,7 miliardi di sofferenze lorde. L'operazione è stata presentata a luglio, superando un primo test della Bce. Ora, però, ci saranno degli aggiustamenti. Primo fra tutti, uno slittamento al 2017 del lancio delle operazioni per l'aumento di capitale. Suggeriscono questa scelta sia la data del referendum Costituzionale, che dovrebbe tenersi fra fine novembre e inizio dicembre, sia la possibilità che l'operazione si sovrapponga con quella analoga di Unicredit. È invece escluso il piano 'B': è stato lo stesso direttore generale dell'Esm, Klaus Regling, a smentire l'ipotesi di un intervento del fondo salva-Stati. Intanto, i sindacati chiedono che il nuovo a.d arrivi in fretta, parlano di "troppa approssimazione" e non escludono una mobilitazione per debbano difendere "i livelli occupazionali". In Borsa il titolo ha chiuso sui minimi della seduta, cedendo il 2,21% a 0,24 euro.