Mps/Parte l’aumento-lampo, caccia a bond retail e soldi Qatar



MILANO. Mps prova a giocare la carta dell'aumento di mercato, ultimo tentativo per scongiurare l'intervento dello Stato nel capitale. Nel giro di una manciata di giorni la banca dovrà raccogliere 5 miliardi di euro, andando a bussare a qualsiasi porta, da quella dei 40 mila piccoli risparmiatori che hanno bond subordinati, agli attuali azio- nisti, agli investitori istituzionali, fino al Qatar. Ieri la Consob ha dato disco verde anche al prospetto sull'aumento di capitale, dopo che in nottata aveva autorizzato la riapertura della conversione (Lme) dei bond rimuovendo i paletti inizialmente posti a tutela del retail, limitazioni che impedivano alla banca di sollecitare le adesioni e ai piccoli risparmiatori privi di un profilo di rischio adeguato di convertire. L'Lme si è aperto ieri mattina alle 9 e si chiuderà mercoledì 21 alle 14. Anche gli investitori istituzionali potranno partecipare a questo secondo giro di conversione - il primo si è concluso raccogliendo 1,03 miliardi - e potrebbero essere tentati ad aderire in misura più massiccia per scongiurare il rischio di una conversione obbligatoria, che si preannuncia più penalizzante (come evidenzia il prospetto) nel caso di intervento dello Stato e conseguente 'burden sharing'. Settimana prossima partirà anche l'aumento di capitale - che dovrà coprire la parte dei cinque miliardi non arrivati dalla conversione e dovrebbe conclu- dersi venerdì - riservato peril 65% agli investitori istituzionali e per la restante parte al retail. Perché l'operazione abbia successo sarà determinante l'apporto del Qatar, che il governo dovrà convincere a staccare un asse-no da 1 miliardo. Il prezzo minimo di emissione sarà di 1 euro e la banca ha già avvertito di attendersi un va- lore "significativamente inferiore" a quello di Borsa (+1,3% a 20,93 euro la chiusura ieri). L'operazione, anche alla luce di una tempistica da girone dantesco, si preannuncia tutta in salita mentre dal prospetto emergono le tensioni sulla liquidità e sui de-ositi generate dalle incertezze che la banca sta vivendo. Da inizio anno la raccolta diretta è scesa di 19,8 miliardi (-16,6%), di cui sei persi negli ultimi due mesi e mezzo e due dopo il referendum del 4 dicembre. Contemporaneamente è peggiorato l'indicatore di liquidità a breve (lcr) sceso nel giro di due mesi dal 153 al 120% (sopra comunque il limite di 70%) a causa delle "dinami- che commerciali negative". Non a caso la Banca centrale europea (Bce) ha motivato il suo no alla proroga anche con il fatto che la liquidità "si è andata pro- gressivamente deteriorando fino a raggiungere, a valle del referendum" del 4 di- cembre "un orizzonte temporale di 29 giorni entro il quale la Banca può far fronte ai propri fabbisogni di liquidità senza ricorrere a nuovi interventi". La valutazione è stata peraltro fatta ipotizzando un "forte stress", con "la fuoriuscita" di circa 10,3 miliardi di euro nel giro di un mese. Se Mps non dovesse riuscire a raccogliere tutti e cinque i miliardi si aprirà l'ombrello dello Stato, con il decreto sulle banche da 15 miliardi che potrebbe vedere la luce già mercoledì 21 se l'Lme dovesse dare risultati deludenti o, al più tardi, venerdì 23 dicembre. In tal caso scatterebbe la 'burden sharing', cioè il coinvolgimento forzoso di azionisti e bond subordinati nella ricapitalizzazione. Per questi ultimi la conversione in azioni avverrà a condizioni più svantaggiose di quelle offerte da Mps, circostanza che dovrà essere valutata attentamente da chi ha in mano i bond. Il governo sta lavorando per indennizzare i piccoli risparmiatori ma le soluzioni dovranno essere compatibili con le stringenti norme europee sugli aiuti di Stato.