Muscat cede e dà le dimissioni

MALTA/OMICIDIO CARUANA, L’ANNUNCIO DEL PREMIER IN TV ALL’OTTAVO GIORNO DI PROTESTE



LA VALLETTA. Malta è scesa in piazza, per l'ottava volta. Chiedendo che Joseph Muscat, considerato simbolo di un sistema di potere corrotto, se ne vada subito. Ed il premier si è arreso, ammettendo in un discorso alla televisione che le sue dimissioni "sono ciò di cui il Paese ha bisogno in questo momento". Quindi, lascerà a gennaio, dopo che il suo partito avrà scelto un nuovo leader, come era già emerso nei giorni scorsi: una presa d'atto dello sconcerto dell'opinione pubblica per l'omicidio di Daphne Caruana Galizia. Sono stati migliaia i cittadini comuni, con la famiglia della giornalista in prima fila, che anche nel pomeriggio della domenica sacra per le famiglie maltesi, si sono radunate sotto il Parlamento disegnato da Renzo Piano e sono scese lungo la centralissima Republic Street fino alla sede del Tribunale, davanti al quale da due anni arde un memoriale spontaneo per Daphne che le au- torità hanno spazzato via decine di volte, e decine di volte è rinato. "Ladri, ci state rubando la vita ed il futuro". Ha gridato la voce arrabbiata di Eva, una sedicenne maltese. Uno dei tanti volti sconosciuti, migliaia di mamme e papà, nonni, studenti, che sono tornati in piazza. Per l'ottava volta. Per dire basta ad un intero sistema di vita. "Vergognatevi tutti" hanno cantato. "Muscat, non sei Malta". "Ladri". "Mafiosi" hanno gridato a migliaia, ma con compostezza. Sostanzialmente sfiniti da due anni vissuti in un incubo. Il bersaglio numero uno della protesta, dopo giorni in cui si rincorrevano le voci delle sue dimissioni, in serata è apparso in tv confermando quanto fatto trapelare da esponenti del suo partito: che lascerà dopo il 12 gennaio. Allo stesso tempo, però, ha difeso il suo operato: "Ho promesso giustizia nel caso di Daphne Caruana Galizia. Ho mantenuto la mia parola, abbiamo tre persone accusate del suo omicidio e anche la presunta mente incriminata". Le indagini sull'omicidio di Daphne Caruana Galizia per ora hanno inchiodato Yorgen Fenech, l'erede del più grande impero economico dell'isola, incriminato sabato sera come mandante. Basta attraversare la folla e fare qualche domanda per capire che un po’ tutti sapevano tutto, da sempre, su Yorgen Fenech e sulle sue attività. Con voci che risalgono ai tempi della sospetta ricchezza accumulata dal nonno e capostipite Tumas e moltiplicata dal "geniale" padre Charles. Nella catarsi dell'omicidio Caruana emergono storie antiche, che coinvolgono laburisti e nazionalisti. Così, nella piazza che ancora pochi giorni fa il partito laburista progettava di riconquistare, ieri con una manifestazione di orgoglio (poi cancellata venerdì visti gli sviluppi e le spaccature interne), resta protagonista la società civile. La sorella di Daphne aveva aperto la giornata lanciando un appello chiaro e netto a nome della famiglia della giornalista uccisa: "Ora noi ci aspettiamo che il primo ministro lasci l'ufficio ed il Parlamento con effetto immediato per permettere una libera e piena indagine sull'assassinio di Daphne". Intanto,il gruppo parlamentare con tutti i ministri e membri del gabinetto si è riunito d'urgenza nella sede estiva del premier. La decisione finale è stata quella di lasciare Muscat in sella almeno fino a gennaio, quando sarà completato il processo interno al partito per la scelta del successore.