Né truccate, né perfette


LE ELEZIONI/NONOSTANTE TRUMP CONTINUI A RIPETERE CHE SONO “RIGGED”


A poco più di una settimana dall’elezione, Donald Trump continua a ripetere che se perde sarà perché “l’elezione è truccata”. In non poche occasioni il magnate di New York ha dichiarato che anche Bernie Sanders, sconfitto da Hillary Clinton alle primarie democratiche, aveva detto la stessa cosa. Se dalla bocca di Trump l’asserzione suona falsa il richiamo al senatore del Vermont gli fa acquistare un minimo di legittimità.Quando Sanders diceva che il sistema era truccato si riferiva alla mancanza di obiettività del Partito Democratico che con la sua politica e le sue regole favoriva la Clinton. Sanders aveva ragione. All’inizio delle primarie l’ex first lady era partita come super favorita mentre Sanders riceveva poco più dell’uno percento dei consensi. Alla fine delle primarie Sanders ha ricevuto il 43 percento dei voti (13.206.428) e la Clinton il 55 percento (16.914.722). Sanders aveva aggiunto alle sue lamentele il fatto che anche prima che si ini- ziasse la corsa la sua avversaria aveva già ottenuto il supporto della maggior parte dei superdelegati. In sintesi, Sanders era partito da underdog e nonostante i suoi svantaggi fece moltissimi progressi dando filo da torcere all’ex first lady. Le argomentazioni di Sanders sono legittime anche se alcune non molto. Sanders durante la sua lunga carriera non aveva fatto parte del Partito Democratico. Si era sempre dichiarato indipendente ma per la presidenza fece la scelta di cambiare rotta e candidarsi come democratico. La Clinton, invece, ha una lunga storia di fareparte del Partito Democratico anche se fino al terzo anno di università aveva lavorato in campagne repubblicane. In ogni modo, Sanders ha ragione di dire che nella lotta per la nomination, l’ex first lady rappresentava l’establishment che comprende anche la struttura del Partito Democratico. Le rivelazioni di Wikileaks, anche se non totalmente affidabili, ci suggeriscono che il Partito Democratico aveva favorito l’ex first lady. Trump non ha tutti i torti dunque che ci possono essere irregolarità o favoritismi ma parlaredi elezioni truccate arrampicandosi a Sanders non funziona. Se è vero che lui da una parte ha dovuto lottare contro l’establishment repubblicano che vedeva Jeb Bush come favorito nella corsa iniziale, sotto molti aspetti il magnate di New York era e continua ad essere l’establishment se non altro per il fatto dei suoi soldi. Nonostante la probabile esagerazione di Trump sulla quantità del suo patrimonio nessuno affermerebbe che faccia parte dei poveri. Per quanto riguarda l’altra asserzione diTrump che l’elezione è truccata perché i media sono disonesti e favoriscono i candidati di sinistra si sbaglia di grosso. In grande misura lui si è conquistato la nomination del Partito Repubblicano grazie alla complicità dei media. Secondo alcuni calcoli di Cnn Money, Trump ha ricevuto più di due miliardi di dollari di pubblicità gratuita. I media hanno aperto i loro canali a Trump in parte perché attratti dai profitti che il magnate ha creato con gli indici di ascolto. Come spesso fa con tutto ciò che dice, Trumpesagera in maniera sommaria per comunicare con elettori poco accorti, incapace di accettare sconfitte ad- ditando gli altri o il sistema quando i suoi esiti sono negativi. Sanders invece, nonostante la sua sconfitta, ha capito che malgrado le sue obiezioni, il sistema funziona. Dopo una lunga lotta con la Clinton lui la ha abbracciata e ha fatto una forte campagna contro Trump per fare eleggere la sua avversaria delle primarie. La Clinton da parte sua, nonostante simili vantaggi nelle primarie del 2008, non era riuscita ad avere la meglio su un giovane senatore di nome Barack Obama. Alla fine però anche lei ha riconosciuto la sua sconfitta e ha cooperato con il vincitore accettando in seguito l’incarico di segretario di Stato al servizio del Paese. Sanders ha anche lui accettato la sua sconfitta e sta cooperando con la vincitrice. E Trump? Fino ad adesso ci ha detto che accetterà il risultato dell’elezione solo se lui vincerà. Un atteggiamento immaturo da narcisista che non riflette il suo slogan di mettere “l’America first”.


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