Navi italiane anti-trafficanti


ROMA. L’Italia è pronta a mettere in campo le sue navi, al fianco della Libia, per combattere gli scafisti e il traffico di esseri umani. La richiesta, arrivata dal premier libico Fayez al-Sarraj nei giorni scorsi, è “all’esame del nostro ministero della Difesa”, annuncia il premier Paolo Gentiloni subito dopo aver incontrato Sarraj a Palazzo Chigi.

“Le decisioni che prenderemo saranno valutate con il Parlamento ma si tratta di una “mossa che può rappresentare un punto di novità nella lotta ai trafficanti” aggiunge. Sarebbe un “salto di qualità nel supporto logistico alla Guardia costiera libica e nel contrasto ai trafficanti di uomini”, gli fa eco il ministro dell’Interno, Marco Minniti.

All’indomani del vertice in Francia - sotto l’egida di Emmanuel Macron - tra il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli e il comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar, Roma riafferma così il suo ruolo e punta a smorzare le polemiche di chi, soprattutto sul fronte interno, ha attaccato, leggendo nell’iniziativa francese un “sorpasso a sinistra” rispetto al ruolo protagonista da sempre rivendicato da Roma sul dossier Libia.


Gentiloni lo ribadisce: “L’Italia è in prima linea nella stabilizzazione del Paese, oltre che nel contrasto ai trafficanti”. E tenta di spegnere ogni polemica, parlando dell’incontro di martedì come del “risultato di ciò che tutti i Paesi amici hanno fatto: abbiamo lavorato con tutti per portare tutte le parti. Ora speriamo di coinvolgere anche Onu e Organizzazioni regionali”, dice non dimenticando di “ringraziare” la Francia e il suo presidente Macron “che a questo incontro ha lavorato con impegno personale”.

“Se si fanno passi avanti in Libia il primo tra i paesi europei a esserne felice è l’Italia”, insiste il premier che ieri ne ha parlato anche con la cancelliera tedesca Angela Merkel in unatelefonata in cui si è fatto il punto anche sui migranti, in ore cruciali a Bruxelles dove si susseguono prese di posizione e “chiarimenti” che aprono al supporto verso l’impegno italiano nella crisi. Come testimoniato anche dalla chiamata, ieri pomeriggio, tra il premier e il presidente della commissione Ue, Jean Claude Juncker, in cui Gentiloni ha ringraziato per gli impegni presi ieri in aiuto dell’Italia.

Con Juncker il premier ha parlato anche di Libia, e lo ha probabilmente aggiornato sul suo incontro con Sarraj.

Di certo l’intesa di martedì Sarraj-Haftar segna i presupposti affinché “si dischiudano prospettive positive”, ha ripetuto più volte Gentiloni spiegando di “guardare con speranza agli sviluppi di quello che è successo a Parigi”. In attesa della decisione finale sull’invio delle navi italiane per contrastare il traffico umano, ieri Minniti è intanto intervenuto in audizione alle commissioni riunite Esteri e Difesa del Senato, spiegando che “in questo momento un pattugliatore della Guardia di finanza” è già “presente nel porto di Tripoli per supporto alla guardia costiera libica”.

L’annuncio di una possibile risposta positiva alla Libia, con l’impiego delle unità della Marina, incassa un coro bipartisan di apprezzamento. Il premier “ha finalmente dato l’annuncio che attendevamo da tempo: siamo lieti che il governo intenda valutare ogni decisione d’intesa con il Parlamento”, dicono dalle fila di Forza Italia Paolo Romani e Maurizio Gasparri incalzando sulla necessità “dell’urgenza” della decisione. E chiedendo al presidente del Consiglio di riferire in Parlamento, al Senato. “Non aspettiamo neanche un minuto a inviare le nostri navi”, gli fa eco Roberto Calderoli (Ln) mentre per GianniAlemanno (Mn) “la richiesta di Sarraj è il primo passo verso il blocco navale che noi chiediamo da mesi”.


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