‘Ndrangheta, colpo mortal



CRIMINALITÀ CALABRESE IN LOMBARDIA: 119 ANNI DI CARCERE AI COLPEVOLI

BRESCIA. Dieci condanne e più di 119 anni di carcere. Si è chiuso così davanti al Tribunale di Brescia il processo sulle ramificazioni della 'ndrangheta nel territorio di Mantova e Cremona. Epilogo giudiziario di un'inchiesta che nel 2015 aveva portato all'arresto di 117 persone accusate a vario titolo di estorsioni, minacce, detenzione abusiva di armi, aggravati dall'associazione a delinquere di stampo mafioso con il coinvolgimento anche dell'allora amministrazione comunale virgiliana. Condannati Deanna Bignardi a 4 anni di carcere, il capo della cosca e boss della 'ndrangheta Grande Aracri Nicolino a 28 anni, Giuseppe Loprete a 19 anni, Giacomo Marchio a 4 anni e sei mesi, Salvatore Muto a 18 anni, Antonio Rocca a 26 anni, Salvatore Rocca a un anno e nove mesi, Danilo e Ennio Silipo a quattro anni, Alfonso Bonaccio a dieci anni. Assolti Gaetano Belfiore, Antonio Floro Vito, Rosario e Salvatore Grande Aracri, i nipoti del boss Nicolino, oltre a Antonio Gaultieri e Moreno Nicolis. I pubblici ministeri di Brescia Paolo Savio e Claudia Moregola avevano chiesto la condanna per tutti i 16 imputati proponendo pene complessive fino a 200 anni di carcere. "Siamo soddisfatti", è comunque il commento dei due pm dopo la lettura del dispositivo da parte del presidente del collegio Ivano Brigantini. "È stata accertata l'esistenza e ramificazione della 'ndrangheta tra Mantova e Cremona. Per noi questa

sentenza è un punto di partenza". Tra le parti civili che si sono costituite, oltre all'ex socio di un imputato, c'era anche l'associazione Libera. "Non siamo contenti. Siamo soddisfatti - è il primo commento dell'associazione - perché è stato riconosciuto lo sforzo investigativo, la tenacia nel suo perseguimento, la scrupolosa conduzione delle indagini, la passione e la serietà nel rappresentare l'Ufficio del Pubblico Ministero nell'esclusivo interesse dello Stato". Oltre 119 anni di carcere irrogati, nel quadro sanzionatorio dell'associazione a delinquere di stampo mafioso, sono una pesante condanna, ma sono anche il senso di una significativa liberazione", spiega il presidente di Libera Brescia Giuseppe Giuffrida. "Mantova sa, quei territori sanno. Nessuno si volti dall'altra parte - commentano ancora -. L'indagine nata da chi ha deciso di non farlo, sia stimolo per una concreta partecipazione attiva, fatta di serietà e coraggio. Libera vuole rappresentare queste esigenze, queste passioni, queste speranze". Le condanne di ieri si aggiungono a quelle della Corte d'appello per le persone coinvolte che avevano scelto il rito abbreviato. L'imprenditore Antonio Muto è stato assolto, mentre sono stati condannati Francesco Lamanna a 10 anni e 4 mesi, Alfonso Martino a 8 anni, Paolo Signifredi, ritenuto l'uomo dei conti di Nicolino Grande Aracri, a 5 anni e 27 giorni di reclusione.


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