Negozi chiusi, campane a lutto

LA SCIAGURA DELLA FUNIVIA/DOLORE A STRESA. LA SINDACA: DOVERE AIUTARE LE FAMIGLIE



di Alessandro Galavotti e Francesca Brunati

TORINO. Le bandiere sulla facciata del comune sono a mezz’asta, e le serrande dei negozi abbassate, quando le campane suonano a lutto a mezzogiorno in punto. Quattordici rintocchi, uno per ciascuna vittima del Mottarone. Il giorno dopo il crollo della funivia, a Stresa è il momento del dolore per una tragedia che ha scosso la comunità intera. “Siamo tutti sconvolti - dice la sindaca, Marcella Severino - e tutti stiamo cercando di fare il nostro”. Grandi gesti, come quello degli albergatori che hanno messo le loro strutture a disposizione delle famiglie distrutte dall’incidente, e piccoli gesti, due rose e un lumino come ex voto alla partenza dell’impianto sequestrato dalla magistratura. “E’ un giorno di grande tristezza per il Paese”, ammette il ministro Enrico Giovannini, arrivato in Piemonte di prima mattina per esprimere la vicinanza e la solidarietà alle famiglie devastate dalla morte dei loro cari. “Ringrazio le istituzioni, nessuna esclusa - aggiunge - per l’impegno di queste ore. La comunità tutta sta dimostrando grande responsabilità e partecipazione. L’assistenza alle famiglie è cruciale e si sta facendo davvero tutto il possibile”. Sotto la pioggia che colora di grigio la giornata, le nuvole nascondono le montagne agli occhi dei pochi che camminano lungo il Lago Maggiore, l’ombrello spalancato sulla testa e lo sguardo basso. “Cosa vuole che le dica”, bisbiglia una signora che porta a spasso il cane. “Dopo i mesi bui della pandemia stavamo cercando di ripartire. Quello che è capitato è un colpo al cuore. Speriamo di riprenderci, ma se penso a quelle famiglie e a quei bambini...”, aggiunge senza concludere la frase per nascondere la commozione. L’amministrazione comunale, che ha proclamato il lutto cittadino, è “vicina alle famiglie tragicamente colpite dal drammatico incidente di domenica sulla funivia Stresa-Mottarone - si legge sui manifesti funebri affissi in città - e partecipa con profondo cordoglio al loro immenso dolore”. “Come stiamo? Bene, altrimenti quelle povere famiglie cosa dovrebbero dire?”, si lascia scappare un anziano, gli occhi azzurri puntati verso le isole Borromee, come se la bellezza del lago fosse l’unico rimedio per una sofferenza tanto forte. Come gli albergatori, anche i tassisti e i conducenti delle auto a noleggio offrono gratis i propri servizi. “Stresa è una grande comunità e questa tragedia ci ha unito ancora di più”, sottolinea la prima cittadina, che annuncia un momento di preghiera, alla presenza di soccorritori e volontari: “Mercoledì sera - dice - ci sarà una messa alla parrocchiale aperta a chiunque voglia partecipare”. Per stabilire le cause del crollo della cabina, in tribunale gli inquirenti agli ordi- ni del procuratore Olimpia Bossi lavorano senza sosta, mentre poche centinaia di metri più in là, all’ospedale Castelli, arrivano i parenti per il riconoscimento delle salme. I cancelli dell’obitorio sono coperti da lenzuola bianche, per assicurare la dovuta privacy a chi fino a ieri pomeriggio era convinto che riabbracciare figli e nipoti fosse solo una questione di ore. “Io non sono nessuno, per voi non sono nessuno”, dice un ragazzo in felpa rossa scappando via dai taccuini dei giornalisti e dalle telecamere mentre arrivano le bare di legno scuro per le salme. Alle domande dei giornalisti un altro giovane non si volta neppure, gli occhiali da sole e la mascherina sul volto a ricordare la pandemia che le vittime del Mottarone hanno fatto passare in secondo piano. “Ci sono i vaccini, il Covid passa - dice una signora mentre dal baule dell’auto tira fuori una canna da pesca - Per questo dolore, invece, sarà difficile trovare un rimedio...”.