Nel 2021-2022 il Pil salirà, ma non in Italia

Commissione Ue/La ripresa è disomogenea e uno su quattro non ce la farà. Tra questi, il nostro Paese



di Chiara De Felice

BRUXELLES. Dopo un anno di profonda recessione l'economia dell'Unione europea comincia a vedere la luce alla fine del tunnel. Se nel breve termine l'inverno sarà ancora difficile, le campagne vaccinali in corso hanno schiarito l'orizzonte dalla primavera in poi. E i livelli di crescita pre-pandemia potrebbero tornare prima del previsto, già a metà 2022. Ma non per tutti: la ripresa è disomogenea e uno su quattro non ce la farà da solo. L'Italia è tra questi, secondo le nuove previsioni economiche della Commissione Ue. Ma a cambiare lo scenario potrebbe intervenire il Recovery fund: secondo le stime pubblicate ieri, è in grado di dare un'accelerazione alla ripresa fino a 3,5 punti. Dopo un 2020 chiuso meglio del previsto, Bruxelles ha dovuto rivedere le stime pubblicate in autunno. Il Pil del 2021 e 2022 nella zona euro salirà al +3,8% (e nella Ue a +3,7% e +3,9%), grazie all'avvio dei programmi di vaccinazione che "danno motivo per un cauto ottimismo". Ci si attende quindi di tornare ai livelli pre-pandemia "prima di quanto previsto dalle stime dell'autunno", soprattutto grazie ad uno slancio più forte nella seconda metà del 2021 e nel 2022. I rischi, anche se restano comunque alti, sono "più bilanciati", perché si sono materializzate condizioni favorevoli come, ad esempio, l'allentamento delle tensioni geopolitiche e quindi il rischio di guerre commerciali. In Italia, dove lo spread tra Btp e Bund prosegue la sua discesa e il rendimento del decennale tocca nuovi minimi (0,46%), la situazione resta però in chiaroscuro per il momento. Il Pil 2020, crollato meno del previsto a -8,8%, crescerà del 3,4% nel 2021 "a causa del riporto negativo del quarto trimestre 2020 e la partenza debole di quest'anno". Passo simile nel 2022 (3,5%), "sulla base dello slancio guadagnato nella seconda metà dell'anno e della continua ripresa del settore servizi". Non è più il dato peggiore dell'Unione europea, perché la pandemia ha avuto effetti molto diversi sulle 27 economie. La Commissione, però, sottolinea che il Pil italiano "non tornerà ai livelli del 2019 entro il 2022". A meno che il Recovery non cambi lo scenario. Bruxelles, infatti, precisa che le stime non includono le misure del Next Generation EU che, una volta operativo, avrà un "considerevole" effetto di rialzo sulla crescita. Per il commissario all'economia Paolo Gentiloni, l'effetto per i Paesi con un Pil pro-capite sotto la media Ue, sarà anche più alto, e va stimato tra i 3-3,5 punti percentuali. La stima fatta finora nel piano italiano (0,6-0,7 punti, ha ricordato Gentiloni), potrebbe quindi essere bassa. Con il Recovery "siamo di fronte a una potenzialità di crescita molto importante, quindi è fondamentale che il governo che si formerà vada nella direzione giusta. Ho piena fiducia che l'esperienza, le idee e le capacità del presidente del Consiglio incaricato possano dare un contributo a un governo efficiente ed europeista", ha sottolineato il commissario. Il lavoro sulla bozza di piano presentata dall'Italia si è fermato a causa della crisi di governo. Quindi anche se le prime bozze "vanno nella direzione auspicata", bisogna riprendere il confronto perché "ci sono diversi punti su cui bisogna lavorare". Per Gentiloni il dialogo ora "ha bisogno di essere accelerato col nuovo governo". Nonostante la Commissione Ue veda per l'economia europea la "luce alla fine del tunnel", non significa che la grave crisi che ha giustificato la sospensione del Patto di stabilità finirà a breve. "Queste previsioni invernali non ci dicono che il 31 dicembre 2021 la situazione economica di difficoltà della Ue sarà conclusa", ha spiegato Gentiloni, ricordando che le misure di sostegno all'economia vanno mantenute ancora per diverso tempo. Quindi, è ancora presto per dire quando tornare alle regole del Patto. In ogni caso, sarà la Commissione a valutare quando sarà arrivato il momento, e solo allora potrà proporre al Consiglio di tornare a rispettare le regole sul deficit e sul debito. Il dibattito sul futuro e sulle regole, in realtà, partirà già nelle prossime settimane. L'auspicio è che, prima che si arrivi al momento di riattivare il Patto, la sua riforma sia già impostata.