“Nella Capitale la mafia c’è”



ROMA/IL PD DIVISO SULLA SENTENZA, ZINGARETTI SICURO DELLE INFILTRAZIONI

ROMA. La sentenza su Mafia Capitale - che mafia più non é - divide il Pd come all’inizio dello scandalo. Da una parte il presidente Matteo Orfini, ex commissario romano del partito, e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti a dire chiaro che a Roma le infiltrazioni della criminalità organizzata ci sono. Dall’altro alcuni esponenti dem parlano di un “uso strumentale” dell’inchiesta, per regolare conti e rovesciare equilibri nel Pd. La sinistra e i fuoriusciti Mdp rivalutano Ignazio Marino, e M5S marca le distanze con la sindaca Virginia Raggi e il suo “nuovo corso”, contrapposto a un passato di malaffare dei partiti. “Il modo più sbagliato di reagire alla sentenza di ieri è sostenere che si dovrebbe chiedere scusa a Roma perché Roma non è una città mafiosa - scrive Orfini -. A Roma la mafia c’è. Ed è forte e radicata. Ha dilagato usando la corruzione come grimaldello”. L’esito del processo, con la sconfessione dell’ accusa di associazione mafiosa, “non può essere usa- to ora per affermare che a Roma non ci sono problemi o infiltrazioni mafiose - dice Zingaretti -. Le infiltrazioni ci sono, sono denunciate e conosciute”. Una riflessione nel Pd? “La riflessione la deve fare la politica - dice il governatore - e chi la farà favorirà la sua rigenerazione”. La presidente Pd della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, parla di “lavoro meritorio della Procura di Roma, che ha scoperchiato un sistema criminale che ha tenuto in ostaggio per anni l’amministrazione capitolina”. Ma i nervi sono scoperti tra i dem romani, e il deputato Miccoli scrive su Fb di “spettacolarizzazione mediatica che si è voluta dare all’inchiesta”, decidendo “di sospendere ogni forma di garantismo dentro al partito e di aver cercato di infangare anche chi non era indagato”. C’è poi il fronte dell’ex sindaco Pd Marino, liquidato dal notaio a fine 2015 anche sull’onda polemica dell’inchiesta. “Una persona perbene, un sindaco eletto da quella comunità, è stato prima massacrato politicamente intorno a questa vicenda e poi mandato a casa - dice il coordinatore Mdp Roberto Speranza, fuoriuscito dal Pd -. Di questo, al di là e al di fuori dalla vicenda giudiziaria, c’è chi deve rispondere sul piano politico, e non ci si può più nascondere”. Il bersaglio non nominato é il leader Pd, Matteo Renzi, che però non vuol reagire. Secondo Marino, Renzi e Orfini “hanno colto l’occasione per allontanare chi stava lavorando con determinazione per sradicare dal Comune consorterie criminali come quella condannata ieri”. Un altro ex sindaco, Gianni Alemanno, Pdl, prosciolto nei mesi scorsi, ma che ha visto uomini a lui un tempo vicini condannati, dice che se la mafia c’é “è importata. Ma per due anni è stata fatta girare per il mondo un’immagine di una Roma mafiosa che non esiste”. Come sosteneva il fondatore del quotidiano il Foglio Giuliano Ferrara già nel 2014, definendo Mafia Capitale “una piccola Mala, una bufala pazzesca”. Per Maurizio Gasparri di Fi, “la procura di Roma ha alimentato una suggestione”. Di ben altro avviso l’attuale sindaca, che descrive “un pesantissimo e intrica- tissimo sistema che per anni ha tenuto sot- to scacco la politica. Questo significa che quando parlo di bandi, di seguire le procedure di legge - dice Raggi -, vuol dire andare verso un nuovo corso, che i cittadini ci chiedono”.