Nervi tesi in Catalogna



LE SFIDE DELL’EUROPA/BARCELLONA CHIEDE LA MEDIAZIONE DELL’UNIONE

BARCELLONA. Sta per concludersi il conto alla rovescia sulla prima pagina dal quotidiano catalano Punt Avui che ogni mattina da due mesi indica quanti giorni rimangono allo 'storico referendum': ieri mattina ne restavano "3". Tutta la Catalogna, e tutta la Spagna, attendono con il fiato sospeso la resa dei conti di domenica. Che appare inevitabile, anche se ieri i dirigenti catalani hanno lanciato appelli all'Ue perché cerchi di mediare fra Barcellona, che vuole ad ogni costo votare sull'indipendenza, e Madrid che vuole ad ogni costo impedirlo. Per tentare di fare deragliare il voto, recintare i seggi, sequestrare le urne, Madrid ha inviato 10.300 agenti di polizia in Catalogna. Il governo del premier Mariano Rajoy non si fida dei 17mila Mossos d'Esquadra, la polizia catalana di cui cerca di prendere il controllo. Un ultimo faccia a faccia ieri fra il presidente catalano Carles Puigdemont e il segretario di stato agli interni spagnolo José Antonio Nieto ha confermato che non ci sarà alcun passo indietro. Nieto ha chiesto che sia annullato il referendum "illegale", il 'President' ha detto che andrà "fino in fondo". La prima organizzazione della società civile catalana, la Anc, prevede "code gigantesche" di elettori ai seggi, che saranno recintati dalla polizia. Una situazione esplosiva. Nel braccio di ferro fra Madrid e Barcellona si sono inseriti ieri appel- li all'Europa perché "apra uno spazio di mediazione" fra Spagna e Catalogna. Del sindaco di Barcellona Ada Colau e dal ministro degli Esteri catalano Raul Romeva. Finora le istituzioni Ue, come i governi, si sono come è tradizione allineati sulle posizioni dello stato membro. "Rispettiamo l'ordine costituzionale della Spagna", ha ribadito un portavoce dell ''Eurogoverno, respingendo così ogni appello alla mediazione. Ma c'è disagio a Bruxelles per il divario crescente fra il silenzio di governi e Ue e la simpatia sempre più forte di media e opinione pubblica per la causa del 'Davide' catalano contro il 'Golia' spagnolo. Molti non capiscono perché si voti liberamente sull'indipendenza in Scozia e si rischi la prigione in Catalogna. "Il governo spagnolo sta perdendo la battaglia dell'opinione pubblica internazionale", avverte l'analista Jordi Juan, e l'allineamento su Madrid potrebbe avere un costo per le istituzioni Ue. Colau ieri ha scritto ai sindaci delle 27 capitali Ue per denunciare la "re- pressione" spagnola - arresti, oscuramento siti, minacce di detenzione a 700 sindaci, massiccio dispiegamento di polizia - e chiedere una mediazione del governo europeo: "L'Europa non può non reagire". "L'Ue deve implicarsi nel conflitto, ha detto anche Romeva, o "sarà a rischio la sua credibilità". Appello solo in parte raccolto dal presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani che ha esortato "a lavorare da lunedì ad una soluzione politica". Tajani ha però ribadito che il referendum per l'indipendenza "è illegale anche per come ci è arrivati". L'assenza di un mediatore esterno rischia di complicare ulteriormente anche il 'dopo' referendum, comunque vada a finire domenica. Se vince il 'si', ha avvertito Romeva, il parlamento di Barcellona può approvare una dichiarazione di indipendenza in 48 ore. Provocando una reazione ancora più dura di Madrid, che già ha minacciato di arresto Puigdemon


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