Nessun accordo su Sophia



MIGRANTI/L’ITALIA È PRONTA A ROMPERE CON L’UE, POCHE SPERANZE IN UNA SOLUZIONE

VIENNA. “Mi sento delusa perché ho visto che l’Europa non c’è, ma sono fiduciosa”. Misura le parole il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, raccontando delle “porte aperte” trovate nell’Unione, ma soprattutto di quelle “chiuse”. Un modo elegante per indicare un nuovo mancato accordo sulla modifica delle regole di ingaggio sugli sbarchi dei migranti dalle navi della missione Sophia, questa volta alla riunione dei ministri della Difesa europei a Vienna. “Crediamo che qualcosa possa ancora cambiare domani” all’incontro dei ministri degli Esteri, spera Trenta. Ma a giudicare dai racconti delle fonti sulla giornata, le probabilità che il capo della Farnesina Enzo Moavero Milanesi possa spuntarla nell’opera di convincimento dei colleghi sono pressoché nulle. Quello che potrebbe invece emergere è una decisione corale di rimandare la questione all’incontro dei capi di Stato e di governo, a Salisburgo, il 20 settembre. Ben oltre la scadenza di fine agosto dettata da Roma, prossima al gong, ma pur sempre un assist da valutare. “Al momento non c’è consenso sulle soluzioni pratiche ma c’è sulla necessità di trovarle”, ha provato a spiegare l’Alto rappresentante Ue per la politica Estera Federica Mogherini, che in queste settimane si è adoperata per accelerare il lavoro. Pur ammettendo che “non sarà un compito facile”, ha detto di sperare “in un risultato concreto nelle prossime settimane”. Equilibrismi verbali che però non cambiano la sostanza. Alcune fonti raccontano che i rappresentanti di Malta e Spagna abbiano fatto presente alla responsabile di via XX Settembre di non essere pronti a dare la propria disponibilità a causa dei continui attacchi e aut aut del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma il leader leghista è tornato a lanciare le sue minacce, dicendosi pronto a sfilare il Paese dalla missione: “Abbiamo chiesto la rotazione dei porti di sbarco delle navi di Sophia perché non è possibile che tutti i migranti soccorsi vengano da noi come sottoscritto dal Governo Renzi che ci ha lasciato con questa eredità pesante. Se dall’Ue arriverà l’ennesimo no - ha avvertito - dovremo valutare se continuare a spendere soldi per una missione che sulla carta è internazionale, ma poi gli oneri ricadono solo su un Paese”. La posta sul piatto è alta per tutti. Su questa partita “l’Europa si gioca la faccia”, mette in guardia Trenta, e per Roma potrebbe essere il primo caso concreto in cui dimostra di saper davvero a passare dalle parole ai fatti. Secondo voci di corridoio, in Europa ci sarebbero già Paesi che pensano ad un piano B, con il passaggio del comando della missione a Madrid. Altri non vogliono parlare di piani di emergenza, arroccandosi sul fatto che il mandato dell’operazione resterà valido fino a fine dicembre: se l’Italia ne uscisse, sarebbe un vulnus alla politica comune di difesa e sicurezza. “Nessuno la porterebbe alla Corte di giustizia per questo, ma si sa come vanno le cose nell’Unione. Di certo non si guadagnerebbe nuove simpatie”. Le cronache di quanto accaduto alla riunione Difesa narrano anche dei complimenti incassati da Trenta dalle colleghe tedesca Ursula von der Leyen e francese Florence Parly per i toni pacati e responsabili del suo intervento. Mentre il tedesco Heiko Maas fa registrare un cambio di posizione sul concetto di solidarietà: “Non possiamo obbligare i Paesi a prendere i rifugiati”, possono contribuire in altro modo. Proprio con Parly, e col maltese Michael Farrugia, la Trenta ha avuto dei faccia a faccia con l’obiettivo di responsabilizzare i Paesi rivieraschi del Mediterraneo e farli convergere sulla sua proposta. Alla riunione dei ministri degli Esteri si vedrà con quale risultato. “Insisteremo su una governance europea, scriviamo solidarietà ovunque in Europa e questa è una meravigliosa occasione per dimostrarla”, invoca Moavero. “Chiediamo la solidarietà dei Paesi Ue e auspichiamo ancora che arrivi, prima o poi. Sperando che non sia troppo tardi...