“Nessun contatto improprio”



WASHINGTON. “Nulla di improprio”. Le apparizioni pubbliche di Jared Kushner sono rarissime. Ma per difendersi - e per difendere il presidente Donald Trump - è comparso davanti a telecamere e giornalisti, nel giardino della Casa Bianca, per ripetere: “Voglio essere chiaro: non sono stato colluso con la Russia e non so di

nessuno della campagna che lo sia stato. Non ho avuto contatti impropri. Le mie azioni sono state corrette”.

Lo ha scandito di ritorno da Capitol Hil, dove per oltre due ore è stato sentito dalla commissione Intelligence del Senato. Si è aperta così, con la testimo- nianza di uno tra gli uomini considerati ‘chiave’ nell’inchiesta sulle presunte interferenze di Mosca nel- le elezioni americane, un nuovo capitolo del ‘Russiagate’.

La deposizione di Kushner, questa volta non sotto giuramento, è stata condotta a porte chiuse, da un pool di ‘staffer’ dei senatori. Ma è attraverso Kushner che l’inchiesta entra nel vivo e soprattutto entra di fatto alla Casa Bianca. Il primo passo quindi per Kushner è provare trasparenza e affidabilità.

Lo fa diffondendo una dichiarazione lunga 11 pagine poco prima di recarsi al Congresso. La versione di Jared precisa di aver avuto quattro incontri con i russi durante la campagna elettorale del 2016, ma nessuno di questi improprio, e di non aver mai avuto legami con alcun governo straniero durante la campagna.

Kushner nega “contatti segreti” con l’ambasciatore russo negli Usa. Afferma che non conosceva il contenuto dello scambio di mail in cui Trump jr avrebbe accettato un incontro con i russi in cambio di informazioni contro Hillary Clinton, spiegando di averle visionate soltanto di recente tramite i suoi avvocati. Trump Jr lo aveva invitato a partecipare ma lui era arrivato in ritardo mentre si parlava di adozioni e l’incontro era una tale “perdita di tempo” che Kushner chiese al suo assi- stente di chiamarlo per farlo uscire dalla stanza.

Oggi è atteso alla commissione Intelligence della Camera, ma prima - dalla Casa Bianca - il consigliere presidenzia- le ha voluto mettere in chiaro un concetto:

“Donald Trump aveva un messaggio migliore e ha condotto una campagna più smart, è per questo che ha vinto. Suggeri- re il contrario vuol dire deridere coloro che hanno votato per lui. E’ un onore lavorare per il presidente Trump e la sua amministrazione”. E’ la difesa del presidente e la dichiarazione di fedeltà che il commander in chief non sembra più trovare i altri fedelissimi (o ex fedeliussimi).

Come Jeff Sessions, da lui nominato ministro della Giustizia, ma che in un tweet Trump definisce l’Attorney General “assediato” proprio sul Russiagate. E non è proprio un complimento. Nei giorni scorsi il presidente aveva già criticato duramente Sessions per la sua decisione di astenersi dalle indagini sul Russiagate, ma non lo ha licenziato e lui non si è dimesso. C’è però chi sostiene che il conto alla rovesca è già iniziato. Secondo le indiscrezioni del New York POst Trump starebbe valutando l’ipotesi di sostituire Sessions con l’ex sindaco di New York e candidato presidenziale Rudolph Giuliani.


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