“Nessun veto su di me”



GOVERNO/BERLUSCONI TIENE IL PUNTO E ATTENDE LE MOSSE DELLA LEGA

ROMA. Se queste sono le condizioni allora meglio tornare al voto. E’ un Silvio Berlusconi visibilmente irritato quello che lo stato maggiore azzurro si trova davanti agli occhi nel vertice di palazzo Grazioli. Una riunione fiume in cui più volte l’ex capo del governo sarebbe stato sul punto di rompere chiudendo la porta ad ogni trattativa. Al leader di Forza Italia infatti non va giù il modo in cui continua a rivolgersi a lui Luigi Di Maio, ed ai suoi non nasconde l’indignazione: non solo per la mia persona - è il ragionamento - ma per tutto quello che da vent’anni a questa parte rappresento. Insomma una riunione tesa che nelle intenzioni del padrone di casa doveva concludersi con una nota ancora più dura rispetto al comunicato diffuso a fine vertice. Ma poi come spesso accade a dominare è stata la realpolitik. Nessuna rottura definitiva ma solo la conferma di quanto detto in questi giorni e cioè che di fronte ai veti posti da Luigi di Maio ora non si può intavolare nessun dialogo per formare un governo. Un modo per ribadire la contrarietà al trattamento ricevuto senza però chiudere definitivamente la porta alle trattative dei prossimi giorni. Berlusconi sa benissimo che il primo giro di consultazioni si concluderà con il nulla di fatto come già annunciato, la vera partita si aprirà solo in un secondo momento. E a quel punto si scopriranno le carte, non solo dei Cinque Stelle ma anche di Matteo Salvini. Se la Lega continua a con-

fermare la sua lealtà agli alleati, Forza Italia in primis, a palazzo Grazioli è invece forte il timore che la partita del Carroccio sia tesa verso un altro obiettivo. La proposta arrivata sul tavolo del vertice, e cioè la disponibilità a discutere di un coinvolgimento di Forza Italia in un esecutivo, ma solo con personalità di area, viene rispedita al mittente da tutti. Berlusconi chiede non solo di avere pari dignità ma soprattutto pretende che sia lui a scegliere i suoi uomini: Non posso accettare che mi vengano imposte decisioni. La partita però è tutta da giocare e l’ex premier lo sa bene, consapevole dell’importanza (anche per le sue aziende) di avere voce in capitolo nel governo. L’idea che sia Salvini a “tutelarlo” non lo convince però. In un esecutivo con la Lega socio di minoranza, il timore è che i 5 stelle possano mettere in pratica alcuni punti del loro programma di governo considerati ‘sensibili’ e non praticabili per Fi: come la legge sul conflitto d’interesse o la questione delle frequenze televisive. Due buoni motivi per cui il Cavaliere non può permettersi di restare fuori dai giochi. I pontieri azzurri continuano il loro lavorio per arrivare ad una soluzione e domani Berlusconi ribadirà a Mattarella la disponibilità del suo partito a dar vita ad un governo ma ,appunto, solo a certe condizioni.


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