Niente sanzioni alla Russia


BRUXELLES/L’EUROPA È DIVISA SULLA SIRIA, PASSA LA LINEA ITALIANA


BRUXELLES. Niente minacce di sanzioni alla Russia per quello che fa in Siria. Il Consiglio europeo, dopo ore di discussione a porte chiuse nella prima notte del summit, si tiene aperte “tutte le opzioni” ma ha accettato la linea dell’Italia. Che non era sola. Anche Grecia, Cipro, Spagna, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca erano nel gruppo dei contrari. Non per debolezza, ma per logica e convenienza politica imposte da Matteo Renzi dopo un braccio di ferro con Angela Merkel, con toni descritti come “vivaci”, sostenuta da Francois Hollande e Theresa May. A caldo il premier aveva spiegato la scelta dicendo che “non ha senso parlare di sanzioni” contro Mosca mentre “tutti concordiamo che bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si possa arrivare ad un accordo in Siria”. Tutti i 28 hanno condannato il massacro di Aleppo. Ma in chiusura di vertice, la cancelliera - che nella discussione aveva toccato anche la corda emotiva - ha ribadito che avrebbe preferi- to mantenere il testo arrivato sul tavolo dei leader - diverso da quello concordato lunedì tra i ministri degli Esteri e lo stesso segretario di Stato Usa, John Kerry - con una formula che lasciava aperta la porta a misure per siriani e loro ‘sostenitori’ coinvolti nel massacro di Aleppo. Ieri il premier ha argomentato le ragioni della scelta italiana, peraltro in perfetta sintonia con quella europea elaborata da Federica Mogherini, anche lunedì scorso. Non si tratta di volere una linea morbida verso Mosca per mera convenienza, ma neanche di accettare l’idea di minacciare sanzioni che in realtà sono “alibi” per la politica interna di chi le invocava come “deterrente” per Putin. Per Renzi è inevitabile mantenere aperto il dialogo con un vicino che in certi dossier non può essere ignorato. Una linea che l’Italia tiene da quando è scoppiata la crisi ucraina, pur avendo approvato le san- zioni economiche europee che pesano molto sulla nostra economia. Così Renzi ha ricordato che non ci possono essere dubbi sul fatto che l’Italia “da generazioni” è dalla parte degli Stati Uniti. E’ evidente, ha sottolineato, che “il nostro alleato e migliore amico in politica estera sta a Washington”, ma “questo - ha aggiunto - non significa non cercare di mantenere il dialogo aperto con tutti, in particolar modo con tutti quelli che possono dare una mano per risolvere le grandi questioni internazionali, come sicuramente la Russia può fare”, come è stato nel dossier del nucleare iraniano, ad esempio. Quindi “l’Europa e la Russia devono mantenere aperto il canale di dialogo e di comunicazione”. Il dialogo però “non può prescindere dalla realtà dei fatti, cioè che non si può violare la sovranità degli Stati”, e quella compiuta in Ucraina è “inaccettabile, punto”. Secondo Renzi, con Mosca e Putin “bisogna avere chiarezza di rapporto e franchezza di relazione, sapendo che non intendiamo rinunciare ai nostri principi”. Una logica politica ribadita anche nei confronti della Germania e di Angela Merkel, dei paesi dell’Est (che dal 2019 non possono pensare di continuare ad essere percettori netti dal bilancio Ue se non rispettano le regole sull’immigrazione) e del futuro dell’Europa, dove “l’austerity non ha funzionato”. Con la cancelliera “abbiamo un ottimo rapporto personale anche se su molte cose non andiamo d’accordo” come “accade tra amici”, ha sottolineato Renzi, spiegando che “l’Italia a testa alta” a Bruxelles non è “una postura muscolare, ma ciò che serve all’Europa: se lo avessimo fatto in alcuni anni passati sarebbe stato meglio”. Perché l’Italia che “ogni anno versa 20 miliardi e ne prende 12” non può “arrivare qui e ratificare le decisioni”. Il dovere è quello di “difendere l’interesse nazionale”, che in Europa “è un valore”. Quindi se anche c’è “grandissima stima per la can- celliera e gli amici tedeschi” non vuol dire che “io non debba dire che non sono d’accordo, quando non sono d’accordo”. “Non per un’esibizione muscolare” ma per “rispetto dei cittadini italiani che pagano significative componenti del bilancio globale” della Ue. Plaude l’ambasciatore russo a Roma Sergey Razov: “La posizione italiana presa a Bruxelles riflette l’opinione degli italiani, dell’establishment politico e soprattutto della comunità d’affari del Paese. Questa volta nell’Ue ha prevalso il buon senso .