“No a modifiche in Aula”



GOVERNO/DI MAIO DIFENDE IL “SUO” DECRETO DIGNITÀ DALLE CRITICHE DELLA LEGA

ROMA. Il decreto dignità rinfocola la tensione tra gli “alleati” di governo che provano a stemperare gli attriti che si sono creati tra Lega e M5s senza tuttavia cedere a prove di forza. “Il provvedimento sul lavoro è un buon inizio, ma il Parlamento lo renderà ancora più efficiente e produttivo” promette Matteo Salvini dopo l’alzata di scudi delle imprese, degli alleati di centrodestra e della stessa Lega sulle norme contro il precariato volute dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. Luigi Di Maio però tira dritto e avverte: “No a modifiche in Aula che annacquino” il provvedimento. E’ un altolà che il vicepremier pentastellato lascia seguire da parole di rassicurazione: “Non ci sono divergenze con la Lega. Ho parlato ieri con Salvini e siamo d’accordissimo”. Anche il segretario del Carroccio prova a stemperare i toni mantenendo però il punto: “Occorre fare di più ma sono contento del lavoro del collega Di Maio”. Solo schermaglie che non promettono affatto bene sull’iter parlamentare. Il decreto dovrebbe partire dal Senato, dove sarà leggermente modificato per poi arrivare tuttavia alla Camera “blindato e magari con la fiducia” trapela dai 5 Stelle. La Lega chiede invece di rivederlo parecchio, dice di volerlo “rafforzare” e non certo “indebolire” ma ha il grosso problema di trovare i voti per correggerlo. Perché nel caso dovrebbe fare ricorso non solo all’appoggio di Fi ma anche ai voti di parte del Pd. E’ questione prematura al momento anche se il tempo non aiuta. Gli uffici del Quirinale stanno già esaminando il provvedimento che deve essere firmato dal presidente Mattarella prima dell’invio alle Camere. Dal Colle, che svolge un vaglio sui profili di necessità e urgenza, nonché sulla omogeneità del provvedimento, non dovrebbero giungere rilievi tali da bloccare il testo. E Mattarella potrebbe firmare il decreto già venerdì, al suo ritorno in Italia. L’obiettivo di Di Maio sarebbe infatti quello di approvare il decreto dignità prima della pausa estiva e per velocizzare potrebbe andare all’esame di due commissioni in congiunta: Lavoro e forse Finanze. C’è anche allo studio la possibilità di inserirci con un emendamento la questione rider. La battaglia in Parlamento però è assicurata. Se da un lato non è escluso che Pde Fi possano fare fronte comune su alcuni punti, come quelli sostenuti da Confindu- stria, la questione sta comunque creando divisioni anche all’interno dei dem. “Il primo emendamento che farò con una battaglia strenua sarà per cancellare dal titolo del provvedimento la parola ‘dignità’” premette la senatrice dem Annamaria Pa-ente, che assicura: il tema è “come riu- scire a tutelare di più il lavoro: questo lo possiamo fare attraverso la stabilizzazione e dando quindi sostegno sul fronte fiscale al lavoro a tempo indeterminato”. Ma è Fi che è sulle barricate: “Il decreto è profondamente sbagliato, improntato ad una logica oscurantista, anti-impresa. Siamo molto preoccupati” attacca Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Fi ed anche la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini ha già presentato un ddl per la reintroduzione dei voucher. “Meno Di Maio, più Centinaio” dice la senatrice che cita il ministro dell’Agricoltura leghista che si è detto favorevole all’impiego dei buoni in agricoltura e nel turismo.