No all’intervento in Libia


SALVINI SMENTISCE L’INVIO DI CORPI SPECIALI PER DIFENDERE IL PREMIER AL SARRAJ


ROMA. I soldati italiani non dovranno tornare a combattere in Libia, quasi 80 anni dopo la perdita dell’ex colonia nordafricana. Il governo smentisce “categoricamente” e a più voci di voler intervenire con i corpi speciali per difendere il premier Fayez al Sarraj, come era stato ventilato in notizie circolate sulla stampa.

Per ora dunque la guerra dell’Italia è solo di parole, ma contro Parigi. Accusata da Matteo Salvini e da tutta la maggioranza di governo di essere di fatto la vera responsabile dietro la crisi in corso a Tripoli.

La Libia non è più un porto sicuro? “Chiedete alla Francia”, punta il dito il vicepremier leghista, sostenuto nella sua posizione anche dai pentastellati. A partire dalla ministra della Difesa Elisabetta Trenta e da Roberto Fico, per una volta sulla stessa lunghezza d’onda di Salvini. La crisi libica, secondo il presidente della Camera, “è un problema che ci ha lasciato la Francia”.

Eppure Roma e Parigi, appena qualche giorno fa, avevano espresso ufficialmente una posizione comune, insieme a Londra e Washington, per condannare l’escalation militare. Ma ora Salvini mette la Francia nel mirino, nemmeno troppo velatamente: “Penso che dietro ci sia qualcuno che ha fatto una guerra che non si doveva fare, che convoca elezioni senza sentire gli alleati e le fazioni locali, qualcuno che è andato a fare forzature”, attacca il leader della Lega subito dopo avere fatto da ‘supplente’ al premier Conte presiedendo il consiglio dei ministri. Dov’era assente peraltro anche l’altro vicepremier Luigi Di Maio.

L’Italia continuerà a lavorare alla conferenza sulla Libia che dovrebbe svolgersi a novembre e su cui il governo punta per mantenere un ruolo privilegiato nel Paese. Già per oggi, invece, la missione dell’Onu nel Paese nordafricano ha invitato le varie parti interessate dal conflitto a un incontro allargato.

Intanto sul terreno resta alta la preoccupazione per i circa 430 italiani che si trovano in Libia.

Fontiqualificate riferiscono che domenica sera sono stati evacuati dieci tecnici dell’Eni e diversi diplomatici dell’ambasciata.

La rappresentanza di Tripoli resta comunque aperta, assicurano dalla Farnesina, anche se con una “presenza flessibile”, vale a dire con meno personale rispetto al solito. Lo stesso ambasciatore Giuseppe Perrone non si trova al momento nel Paese. Mentre dall’Eni spiegano che le attività “procedono regolarmente” e a Tripoli, epicentro della crisi, la compagnia non ha al momento personale italiano.

Le affermazioni di Salvini restano per ora senza una replica dall’Eliseo di Macron ma - dopo le schermaglie sulla gestione dei migranti - segnano senz’altro una nuova sorgente di polemiche in una battaglia politica che avrà il suo punto di

caduta nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del maggio dell’anno prossimo. Nelle quali i due leader puntano a presentarsi come i rispettivi alfieri del campo europeista e di quello “sovranista”.

Ma sul tema libico la linea critica nei confronti della Francia compatta pure tutto il vecchio centrodestra. Anche il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani striglia l’inquilino dell’Eliseo: “Macron sbaglia, un solo Paese non può essere egemone in Libia”. E nella veste di presidente dell’Eurocamera auspica si trovi presto “un compromesso” perché la vicenda non può diventare “una partita tra Paesi”.


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