No alla politica della paura



BARACK OBAMA E GEORGE W BUSH ESCONO ALLO SCOPERTO E ATTACCANO TRUMP

WASHINGTON. È inusuale che un ex presidente scenda in campo criticando in maniera evidente chi lo ha succeduto alla Casa Bianca. Ma è perfino inedito che due ex presidenti, a distanza di poche ore l'uno dall'altro, sferrino un duro attacco a Donald Trump e al 'trumpismo', pur mai menzionandolo per nome, ma scandendo un fermo monito e lanciando un accorato appello, praticamente all'unisono. Sono Barack Obama e George W. Bush che, ognuno a suo modo, hanno condannato l'intolleranza e supplicato di non fare passi indietro, in particolare sui valori hanno dato e danno forma all'America, da qualsiasi parte politica li si guardi. Obama è salito sul palco prima in New Jersey e poi in Virginia a sostegno di candidati governatori nei due stati, in una giornata che segna il ritorno dell'ex presidente nell'arena politica. E torna con un messaggio chiaro: "rifiutiamo la politica della divisione e della paura" dice, spiegando che "chi vince" le elezioni "dividendo la gente, non potrà poi governarla. E non potrà unirla. In gioco c'è la democrazia". A Newark, la città più grande del New Jersey, Obama scende in campo per Phil Murphy come prossimo governatore dello Stato. "Respingiamo la politica delle divisioni. Respingiamo la politica della paura", dice, e insiste: "Parte della politica cui assistiamo oggi pensavamo di averla lasciata alle spalle. C'è gente che guarda a 50 anni fa. Siamo nel XXI secolo, non nel XIX". Quindi a Richmond, in Virginia, per sostenere il il candidato democratico a governatore Ralph Northam, rimarca che "la politica sta infettando le nostre comunità invece di rappresentare i nostri valori". E strigliando anche i democratici in vista degli appuntamenti elettorali di novembre e delle elezioni di midterm, li esorta al voto. "I democratici qualche volta sono pigri: la posta in gioco è alta e non consente di essere addormentati e pigri". Ma se, pur irrituale, l'attacco dell'ex presidente democratico verso il successore repubblicano può avere una sua logica 'di parte', il duro monito lanciato da George W. Bush durante un raro intervento pubblico ha invece particolarmente colpito l'immaginario americano: "L'intolleranza sembra rinvigorita. La nostra politica appare più vulnerabile alle teorie del complotto e ad invenzioni totali", ha detto l'ex presidente dal podio del Time Warner Centrenel di New York durante un evento del Bush Institute."L'intolleranza, in qualsiasi forma, è blasfemia per i valori americani", ha aggiunto, "vuol dire che l'identità stessa della nostra nazione dipende dalla trasmissione degli ideali di civiltà alle prossime generazioni. E, ancora: "Il bullismo e il pregiudizio nella nostra vita pubblica definisce i toni, consente crudeltà e intolleranza".

Parole pesanti come macigni, che sor- prendono pronunciate da George W. Bush, non tanto nei contenuti quanto nella for- ma: l'ex commander in chief nei nove anni da quando ha lasciato la Casa Bianca ha scelto infatti di rimanere lontano dalla ri- balta. Non ha criticato il suo successore Barack Obama e anche durante l'ultima campagna elettorale si è tenuto ai margini, salvo prendere una posizione netta nel de- cidere di non dare il suo appoggio a Do- nald Trump.

"Quando perdiamo di vista i nostri ide- ali - ha detto l'ex inquilino della Casa Bian- ca- non è la democrazia che ha fallito. Il fallimento è di coloro incaricati di proteg- gere e difendere la democrazia".

La Casa Bianca però ritiene che le cri- tiche avanzate dall'ex presidente George W. Bush siano dirette non a Donald Trump, come ha interpretato unanimemente la stampa, ma ai media stessi.

"Penso che molte delle cose inventate arrivino dai media", ha accusato ieri la por- tavoce della Casa Bianca Sarah Sanders.


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