No alle quote obbligatorie



MIGRANTI/IN VISTA DELLA RIUNIONE DEI 28, L’UE AGGIRA L’IMPASSE SULL’ASILO

BRUXELLES. Il tempo stringe, il voto delle europee è il punto di non ritorno e la “mission” di Bruxelles è cercare di evitare che anni di lavoro sulla gestione dei migranti finiscano inceneriti. Non è un mistero che il pacchettoAsilo, composto da sette misure, sia da tempo ostaggio dell’impasse in cui è precipitata la discussione sulla riforma del regolamento di Dublino. Per aggirare l’ostacolo, la Commissione europea ha deciso di correre ai ripari, rinunciando alla ridistribuzione di quote di profughi obbligatorie - nella speranza di arrivare ad una soluzione su Dublino - e giocandosi l’ultima carta per far passare la revisione del sistema d’Asilo, spezzettandola. In vista della riunione dei ministri dell’Interno di giovedì, e del vertice dei 28 leader Ue della prossima settimana, l’esecutivo comunitario preme su Stati e Eurocamera per l’adozione, nei primi mesi del 2019, di almeno cinque delle sette proposte del pacchetto, su cui c’è ormai da mesi ampio accordo politico. Si tratta di “una soluzione ponte in vista di una finalizzazione dell’insieme”, ha spiegato il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos, ancora convinto che su Dublino si possa raggiungere un’intesa. Ma perché questo diventi possibile, Bruxelles è arrivata ad indicare la necessità di lasciarsi alle spalle il dibattito sulla ridistribuzione delle quote obbligatorie dei profughi, in passato un suo cavallo di battaglia, snodo divisivo che da oltre due anni e mezzo inchioda il dibattito. “La discussione sul ricollocamento obbligatorio è esaurita, ed è tempo di andare oltre. La solidarietà può arrivare in diverse forme, ma deve venire da tutti”, ha avvertito il commissario greco, che al tempo stesso ha controbilanciato immaginando una sorta di paracadute “per i momenti di particolare pressione” migratoria. Una sorta di “rete di sicurezza” che garantisca un vero sostegno ai Paesi colpiti, in assenza di impegni volontari sufficienti da parte degli Stati membri. “Occorre essere pragmatici e realistici”, ha riconosciuto amaro Avramopoulos presentando “il valore aggiunto di ciascuna misura” che avrebbe voluto fosse licenziata in toto. Pronti per essere adottati sono il regolamento per una valutazione armonizzata in tutta Europa delle richieste di protezione internazionale dei profughi; la direttiva sulle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo; il regolamento sull’Agenzia europea per l’asilo; il nuovo regolamento Eurodac, con un potenziamento del database per evitare movimenti secondari e rendere più efficace lo strumento dei rimpatri; e il regolamento per uno schema europeo dei reinsediamenti dai Paesi terzi. Ma in un’Europa da sempre divisa sulle migrazioni, non è detto che le iniziative piacciano. Un primo riscontro si attende dalla riunione degli ambasciatori dei 28 di oggi, dove la presidenza di turno austriaca farà anche un resoconto del suo tour nelle capitali. Il Parlamento europeo invece potrebbe dire la sua già alla plenaria della prossima settimana. Intanto dall’Ue si leva un appello ai Paesi che hanno deciso di non partecipare al Global compact dell’Onu: “Ripensateci!”


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