Nodo crescita per la Manovra

GOVERNO/DIFFICILE RAGGIUNGERE LO 0,2 %, MA L’ISTAT VEDE UN MIGLIORAMENTO



ROMA. La crescita al lumicino è il vero cruccio del governo, e peserà sul percorso della prossima manovra. Anche se l’Istat, per la prima volta dalla fine dello scorso anno, comincia a intravedere segnali di ripresa, con un “miglioramento” della produzione, resta difficile raggiungere a fine anno anche lo 0,2% immaginato ad aprile. E una crescita sotto le attese finirebbe per vanificare lo sforzo di contenimento dei conti messo in campo in corso d’anno, che ha comunque consentito di sventare la procedura di infrazione Ue riportando il deficit al 2%. Proprio la leva dell’indebitamento sarà una delle partite da giocare, di nuovo, con Bruxelles a settembre, quando il governo sarà chiamato a disegnare il nuovo quadro macroeconomico con la nota di aggiornamento al Def che farà da cornice alla legge di Bilancio. Molto difficile, nonostante il pressing della Lega, ribadito dal sottosegretario Claudio Durigon, che si possa spuntare con la Ue un taglio delle tasse in deficit. Una opzione che peraltro il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha sempre escluso, spiegando che le risorse saranno invece reperite attraverso un mix di tagli alla spesa corrente e revisione delle tax expenditures. I risparmi andranno comunque per prima cosa indirizzati a evitare l’aumento delle clausole di salvaguardia, vera zavorra da 23 miliardi sulla seconda manovra gialloverde. Anche il prossimo anno, ha detto più volte il titolare di via XX Settembre, servirà un “minimo” aggiustamento strutturale, dopo che quest’anno si è comunque messo in campo uno sforzo “senza precedenti” da quasi 8 miliardi. Al Tesoro si sono comunque riaperti tutti i dossier, e si stanno facendo tutte le simulazioni per trovare il punto di equilibrio tra risparmi e deficit da proporre a Bruxelles per tenere insieme il taglio delle tasse e la riduzione del cuneo fiscale, rilanciate anche ai tavoli a Palazzo Chigi con le parti sociali, e lo stop agli aumenti Iva, che in totale potrebbero fare lievitare la manovra ben oltre i 40 miliardi. Le cifre ‘ballano’ anche in funzione della crescita nella seconda parte dell’anno, dopo lo zero del secondo trimestre. L’indicatore anticipatore dell’Istat ha interrotto la tendenza alla flessione che durava da fine 2018, prospettando un lieve miglioramento della produzione, anche se le prospettive del commercio estero sono penalizzate dallo scontro dei dazi. Un appiglio, ai tecnici di Tria alla ricerca delle risorse prima che la legge di bilancio 2020 entri nel vivo a settembre, è offerto dai dati sulle entrate, che segnano un aumento di 1,827 miliardi nel primi sei mesi dell’anno.

Nell’immediato, tuttavia, prima ancora che lo scontro politico d’autunno il governo dovrà fronteggiare il verdetto delle agenzie di rating: Fitch dovrebbe esprimersi già questo venerdì, dopo aver confermato a febbraio un BBB (due scalini sopra il livello speculativo) con prospettive negative. Il 6 settembre, poi, è attesa Moody’s e il 25 ottobre sarà la volta di Stanard & Poor’s, che pochi giorni fa ha avvisato il governo: una manovra senza coperture rischierebbe di mettere l’Italia in corsa per diventare una nuova Grecia.

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