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Nomination, il trionfo di Joker

OSCAR/SEGUONO TARANTINO, SCORSESE, MENDES. JOHANSSON RADDOPPIA




di Alessandra Baldini

NEW YORK. “The Joker” si prende la rivincita dopo le polemiche sulla violenza scoppiate all’uscita nelle sale: il dramma di Todd Phillips sull’arcinemico di Batman ha trionfato alle nomination per gli Oscar portandone a casa 11, più di tutti gli altri film del 2019. Seguono a ruota con 10 candidature ciascuno “C’era una volta...a Hollywood” di Quentin Tarantino, “1917” di Sam Mendes (campione di incassi all’ultimo box office) e “The Irishman” di Martin Scorsese, ma a insidiare il sistema Hollywood si infila a gamba tesa “Parasite” del sudcoreano Bong Joon ho che vince in sei categorie: miglior film, miglior film straniero, miglior regista, sceneggiatura originale, production design ed editing. Appuntamento al 9 febbraio: come per i Golden Globes, anche la notte degli Oscar sarà quest’anno uno showdown tra vecchia e nuova Hollywood. Sulla scia delle polemiche tra Scorsese e i film Marvel che hanno dominato l’autunno, “Joker”, che peraltro non appartiene a quella scuderia, diventa il film su un supereroe campione di nominations dopo “The Dark Knight” nel 2008, e potrebbe diventare il primo film tratto dai “comics” nella storia a vincere come miglior film (“Avengers Endgame” è candidato per gli effetti speciali). Due grandi esclusi: Robert De Niro per la recitazione (Al Pacino e Joe Pesci sono in corsa come supporting actors in “The Irishman”) e Greta Gerwig, di nuovo snobbata come regista. Candidata nel 2018 per “Lady Bird”, la Gerwig resta in gara con “Piccole donne” per il miglior film, migliore sceneggiatura non originale, miglior attrice (Saoirse Ronan) e gli straordinari costumi di Jacqueline Durran. Snobbati anche gli attori di colore: solo la nigeriano-britannica Cynthia Erivo è entrata in corsa per “Harriet” e c’è poco da stupirsi: pur cercando dal 2015 di essere più inclusiva, la giuria dell’Academy resta al 68% composta da uomini e all’84% di bianchi. Dopo lo schiaffo dei Golden Globes, in cui su 34 nomination ha incassato due premi soltanto, Netflix si è presa la rivincita con oltre 20 candidature tra cui quelle per il miglior film (“The Irishman” e “Marriage Story”), più altre due per lungometraggi a cartoni animati e il dramma vaticano “I due papi”: Jonathan Pryce e Anthony Hopkins sono candidati rispettivamente come attore protagonista e non non protagonista, mentre “American Factory”, finanziato e distribuito da Netflix e candidato tra i documentari, equivale a un invito agli Oscar a Michelle e Barack Obama che lo hanno prodotto. “Marriage Story” di Noah Baumbach (candidato anche per sceneggiatura e miglior film) domina intanto nelle categorie della recitazione con Adam Driver e Scarlett Johansson protagonisti (quest’ultima anche tra le miglior supporting actresses in “Jojo Rabbit”, la prima attrice in 13 anni a ricevere più di una nomination) e Linda Dern, non protagonista. Driver se la dovrà vedere con una fitta concorrenza: oltre a Pryce, sono in finale Joaquim Phoenix (“Joker”), Leonardo DiCaprio (“C’era una volta”) e Antonio Banderas (“Pain and Glory”). Tra le donne, oltre Erivo, la Ronan e ScarJo, anche Charlize Theron (“Bombshell) e Renee Zellweger (“Judy”).

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