“Non è professionismo”

CALCIO/SARA GAMA PRUDENTE SULL’EMENDAMENTO CHE RIGUARDA LE ATLETE



ROMA. Per cantare vittoria serve ancora tempo, e soprattutto passi formali che l'altra metà dello sport attende da anni. Richiama alla prudenza Sara Gama, simbolo e capitano di quella nazionale di calcio che ha scatenato l'entusiasmo di un'Italia tendenzialmente scettica - almeno fino alla scorsa estate, mondiale di Francia - che le donne potessero giocare bene a pallone. "Oggi non siamo professioniste, è giusto spiegarlo - dice senza troppi giri di parole la calciatrice - E' stato fatto uno step, anche importante, la strada è giusta, ma l'obiettivo non ancora raggiunto". L'incentivo al momento è di tipo fiscale, per il passaggio tanto atteso dalle atlete serve un provvedimento da parte delle federazioni. "Le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro possono richiedere nel triennio 2020-2022 l'esonero del versamento del cento per cento dei contributi previdenziali assistenziali entro il limite massimo di 8000 euro su base annua", recita l'emendamento. "Dà un'enorme oppor- tunità a tutte le società femminili, è sicuramente una grossa mano quella data dal governo - spiega ancora la calciatrice -. Il professionismo in Italia è regolato dalla legge 91 dell'81, una legge vetusta, che va riformata ma che non impedisce il professionismo qui da noi: finora però solo quattro sport sono professionistici". Calcio, basket, ciclismo e golf: ben poco nel variegato mondo sporvo, e in queste quattro le atlete non sono equiparate. "Siamo sempre stati molto favorevoli, siamo entusiasti. Ora bisogna capire la ricaduta sul campo della legge. Credo che qualcosina vada aggiunta a tutto questo, ma finalmente si è sdoganato un concetto sacrosanto", afferma il presidente del Coni, Giovanni Malagò. In Lega Pro il n.1 Francesco Ghirelli chiede la riflessione su questa apertura e lancia l'allarme su tutto il bacino della Serie C, chiedendo al governo la defiscalizzazione: primo segnale, il prossimo turno partirà con 15 minuti di ritardo proprio per accendere i riflettori su un problema che rischia di mandare al collasso la base. Intanto chi, come il 'sindacato' delle atlete Assist, da anni porta avanti la battaglia sulla equiparazione dei diritti delle donne nello sport è altrettanto cauto: plauso al provvedimento che lascia libere le associazioni sportive di riconoscere le atlete come professioniste o mantenere la situazione attuale. Servono però decreti attuativi precisi. Insomma una buona apertura, ma il cammino da fare è ancora lungo.