“Non autorizzai nessuno”


BANCHE/IL MINISTRO PADOAN INTERROGATO DALLA COMMISSIONE D’INCHIESTA


ROMA. Il salvataggio pubblico di Mps, la risoluzione delle 4 banche, le trattative con la Ue, il ruolo e le responsabilità della Banca d’Italia. L’audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in Com- missione d’inchiesta sulle banche affronta un ampio ventaglio di temi e domande, per quasi sei ore, fra schermaglie e qual- che passo falso del ministro il quale nel corso dei lavori si corregge sulle colpe da lui attribuite, in un primo momento, alla vigilanza sul caso delle due banche venete per citare il comportamento del management. Ma anche questa volta, come nell’audizione del presidente Consob Vegas, sono stati gli incontri e l’azione del ministro Maria Elena Boschi e il caso Etruria a conquistar- si il primo piano.

E ancora una volta i componenti della Commissione insistono sul punto: a che titolo la Boschi (e anche il ministro Delrio) incontrava top manager e altri del mondo bancario? “Io non ho autorizzato nessuno e nessuno mi ha chiesto un’autorizzazione, la responsabilità (del set- tore bancario, ndr) è in capo al Ministro delle finanze che d’abitudine ne parla con il Presidente del Consiglio”, “ho appreso di

questi specifici incontri dalla stampa” rileva Padoan. E sollecitato una seconda volta aggiunge: “Non ho richiesto che persone o membri del governo che avessero contatti con esponenti del mondo bancario, venissero a riferire a me”.

Parole commentate duramente dalle opposizioni: Andrea Augello (Idea) parla di ‘millantato credito’ della Boschi men- tre Brunetta ricorda: “Tremonti, quando era ministro dell’Economia, mi avrebbe impalato” se mi fossi intromesso nei temi bancari.

In serata Padaon definisce ‘strumentali’ alcune interpretazioni che dipingono un ministro che ‘scarica’ la Boschi e riba- disce come tali autorizzazioni “non sono plausibili” e non siano state “mai formulate”.

Banca Etruria a parte, Padoan fa autocritica sul non essere riuscito ad accelerare il calo degli Npl e convincere Parlamento, governo e le stesse banche del- l’urgenza. La strategia del governo sta dando però i frutti. Il calo degli npl dal picco del 2015, è del 25%. Sulle responsabilità della Banca d’Italia, leit motiv di molti componenti e anche di una parte del Pd, Padoan incespica.

Se all’inizio parla infatti di una vigilanza che ha dovuto “affrontare una fase di transizione che ha spostato a livello europeo le competenze” e una quadro difficile “c’è stata una sostanziale capacita di gestione del sistema” pur in presenza di casi di mala gestio del management. Più avanti però, poco prima della breve pausa per pranzo, a chi gli chiede dove la vigilanza è stata insufficiente cita il caso delle banche venete “dove i fenomeni non sono spiegabili solo con gravità del- la crisi e il cambiamento delle regole”.

L’equivoco, che c’è da giurarsi ha provocato più di un mormorio a Via Nazionale (oggi è prevista peraltro l’audi- zione del governatore Visco) dura fino al primo pomeriggio quando Padoan rettifica a domanda esplicita “quello che avevo in mente è che ci possono essere stati ostacoli nella vigilanza” che quindi han- no reso la sua azione meno efficace.

Del resto Padoan ha ribadito la validità della conferma di Visco fatta dal governo certo per dare una segnale di sta- bilità ai mercati ma appunto per non sconfessare l’azione della banca centrale.

Conferma malgrado la plateale contrarietà di Renzi e una parte del Pd che in Commis- sione ha spesso attaccato l’operato di Via Nazionale. Su di un punto Padoan non accetta le critiche di alcuni compo- nenti della commissione.

Il governo non ha ceduto ai ‘diktat’ della Ue sui salvataggi bancari barattan- do magari la risoluzione e liquidazione con gli zero virgola nel bilancio per finanziarie gli 80 euro.

Nelle dure trattative sulla risoluzione delle, sulle venete e poi su Mps il governo anzi, rivendica Padoan “ha ottenuto margini di flessibilità” che hanno “minimizzato i costi” tanto che molti paesi (la Germania ma specie la Spagna) hanno accusato l’Italia di aver ricevuto un trattamento di favore violando le regole.

Andare frontalmente la Commissione non sarebbe servito, i privati sarebbero fuggiti e la Bce si sarebbe schierata con Bruxelles. Ora la parola passa a Visco. Si prevede un’audizione di fuoco a partire dalle 10 ma con un punto finale: alle ore 17 al Quirinale ci sarà uno scambio di auguri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che molto si è speso per smussare la ‘guerra’ dei renziani contro la Banca d’Italia, con le alte cariche dello Stato.


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