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“Non escludere i disabili”



CITTA’ DEL VATICANO. A un parroco che chiuda la porta a quanti hanno diversità o disabilità, che li escluda dalla catechesi e dai sacramenti, “che consiglio può dare il Papa? Ma che consiglio, ‘ma chiudi la porta della chiesa, per favore, o tutti o nessuno’”. Così il Papa alle domande di Lavinia Apolloni e di don Luigi D’Errico, della parrocchia romana dei Martiri dell’Uganda, e di Serena, una 25enne in carrozzella dalla diocesi di Pistoia, nell’incontro con malati e disabili in aula Paolo VI, organizzato dalla Cei.

Il Papa ieri ha anche ricevuto gli astronomi della Specola Vaticana reduci dalla XV scuola estiva, quest’anno dedicata all’acqua, e ha denunciato: “anche oggi l’accesso all’acqua pura è un problema di giustizia per il genere umano, ricchi e poveri”; li ha inoltre invitati a vivere “con gioia” il lavoro scientifico che a volte è “faticoso”, e a fare della comunità scientifica internazionale un luogo di dialogo, oltre le diversità.

Anche le risposte ai malati e disabili del convegno della Cei hanno preso le mosse dalla “diversità”, grazie alle parole di Lavinia: la diversità “invece è così semplice: ognuno mette in campo quello che sa fare, anche io sono diversa da chiunque, ma questa è la vera normalità”. “La diversità - ha commentato papa Francesco rispondendo a Lavinia - non dice che questo che ha i 5 sensi che funzionano bene è migliore di quello che per esempio è sordomuto, no quello non è vero, tutti hanno la stessa possibilità di crescere, di amare il Signore, di capire la dottrina cristiana, tutti la stessa possibilità di ricevere i sacramenti. Capito?”. E ha ricordato la decisione di Pio X, contrastata da diversi settori della Chiesa, di ammettere alla comunione anche i bambini: “il Papa ha fatto della diversità una uguaglianza perché lui sapeva che il bambino capisce in un altro modo e quando ci sono diversità tra noi si capisce in un altro modo. Don D’Errico, parroco ai Santi Martiri dell’Uganda, aveva chiesto al Papa consigli su come essere accoglienti verso chi ha disabilità, Serena aveva detto “io in parrocchia mi trovo bene, partecipo, ricevo i sacramenti, molti come me invece non si trovano bene, si allontanano e non accedono ai sacramenti, non capisco perché, me lo può spiegare lei?”.

“Ma Serena mi mette in difficoltà, - ha risposto papa Bergoglio - perché se io dico quello che penso, (fa una faccia eloquente, per diversi secondi, e muove la penna, e ride, suscitando grandi applausi, ndr), e ha parlato poco, eh, tre o quattro righe, ma gli ha detto forte.

Serena - ha aggiunto papa Francesco - ha parlato di una delle cose più brutte, più brutte che ci sono tra noi, la discriminazione, è una cosa bruttissima, ‘tu non sei comeme,tu vai di là e io di qua’.‘Ma io vorrei fare la catechesi’, ‘in questa parrocchia no, questa parrocchia è per quelli chesi assomigliano, che non ci sono differenze’. Questa parrocchia è buona o no? (i presenti rispondono ‘no’, ndr). Cosa deve fare il parroco? Convertirsi, - dice il Papa, rilanciando la risposta dei presenti-eh , è vero che se tu vuoi fare la comunione devi avere una preparazione e se tu non capisci questa lingua, per esempio se tu sei sordo, devi avere la possibilità di prepararti con il linguaggio dei sordi, quello è importante, se tu sei diverso, anche tu hai la possibilità di essere il migliore, e quello è vero”. Accoglienti verso le diversità e contro la discriminazione bisogna essere “anche a scuola, nel quartiere, ognuno ha la sua ricchezza, è diverso, è come se parlasse un’altra lingua, ma è diverso perché si esprime in un modo diverso, e questa è una ricchezza”. Papa Francesco ha poi raccomandato l’apostolato dell’orecchio: “‘Ma padre, è noioso ascoltare perché sono sempre le stesse storie, le stesse cose’, ma - ha sottolineato papa Francesco - non sono le stesse persone, e il Signore è nel cuore di ogni persona e tu devi avere la pazienza di ascoltare, accogliere tutti”. Mentre il Papa parlava Lucrezia, una bimba down in pantaloni neri e maglietta gialla, con pupazzo sottobraccio, è salita sul sagrato, ha salutato il Papa e si è seduta ai suoi piedi. “Vieni, vieni - l’ha incoraggiata Bergoglio - ma questa è coraggiosa, questa non ha paura, questa rischia, questa sa che le diversità sono una ricchezza, rischia e ci ha dato una lezione, questa mai sarà discriminata, sa difendersi da sola”. Così seguendo l’esempio di Lucrezia, un’altra bimba down in abitino rosa a fiori rosa scuro e un bimbo dai folti capelli neri e senza disabilità evidenti si sono seduti ai piedi di papa Francesco.


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