“Non escludere nessuno”


“PER RAZZA, CETO, CULTURA, FEDE”. IL PAPA ALL’ULTIMA UDIENZA GIUBILARE DAVANTI A 30MILA FEDELI


CITTA’ DEL VATICANO. Mentre il Giubileo straordinario volge al termine - si concluderà domenica 20 novembre con la chiusura della Porta Santa di San Pietro - il messaggio di misericordia promosso da papa Francesco assume l’accento dell’”inclusione”. E nell’ultima udienza giubilare, ieri in Piazza San Pietro davanti a oltre 30 mila pellegrini, il Pontefice ha voluto lanciare un forte appello a “non escludere nessuno”, men che meno per motivi di “condizione sociale, lingua, razza, cultura, religione”. “Dio, nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno, ma vuole includere tutti”, ha scandito Bergoglio nella sua catechesi dedicata a “Misericordia e inclusione”. “E noi cristiani siamo invitati a usare lo stesso criterio: la misericordia è quel modo di agire, quello stile, con cui cerchiamo di includere nella nostra vita gli altri, evitando di chiuderci in noi stessi e nelle nostre sicurezze egoistiche”. Per il Papa, “quest’aspetto della mise- ricordia, l’inclusione, si manifesta nello spalancare le braccia per accogliere senza escludere; senza classificare gli altri in base alla condizione sociale, alla lingua, alla razza, alla cultura, alla religione: davanti a noi c’è soltanto una persona da amare come la ama Dio”. “Colui che trovo nel mio lavoro, nel mio quartiere - ha quindi aggiunto ‘a braccio’ -, è una persona da amare, come ama Dio. ‘Ma questo è di quel Paese, dell’altro Paese, di questa religione, di un’altra...’ E’ una persona che ama Dio e io devo amarla. Questo è includere, e questa è l’inclusione”. Francesco ha rivolto l’attenzione verso le tante “persone stanche e oppresse che incontriamo anche oggi, per la strada, negli uffici pubblici, negli ambulatori medici... Lo sguardo di Gesù - ha detto - si posa su ciascuno di quei volti, anche attraverso i nostri occhi”. “E il nostro cuore com’è? - ha domandato - E’ misericordioso? E il nostro modo di pensare e di agire, è inclusivo?”. Ed è il Vangelo che “ci chiama a riconoscere nella storia dell’umanità il disegno di una grande opera di inclusione, che, rispettando pienamente la libertà di ogni persona, di ogni comunità, di ogni popolo”, chiama tutti “a formare una famiglia di fratelli e sorelle, nella giustizia, nella solidarietà e nella pace”. Per il Pontefice, le “braccia spalancate” di Gesù sulla croce “dimostrano che nessuno è escluso dal suo amore e dalla sua misericordia”: “neppure il più grande peccatore, nessuno!”. E l’espressione “più immediata” di questo spirito di accoglienza “è quella del suo perdono”. “Non ostacoliamoci a vicenda! Non escludiamo nessuno! - ha chiesto - Anzi, con umiltà e semplicità facciamoci strumento della misericordia inclusiva del Padre”. E quale miglior messaggio di inclusione di quello che oggi vedrà migliaia di senzatetto da varie nazioni gremire la basilica di San Pietro per la messa del Papa, in oc- casione del Giubileo dei senza fissa dimora? E’ questo l’ultimo evento del calendario giubilare, prima della cerimonia finale di domenica 20. Oggi, intanto, all’ostello della Caritas a Roma il cardinale vicario Agostino Vallini ha chiuso la Porta santa della carità che fu aperta dal Papa il 18 dicembre di un anno fa. Questo pomeriggio sempre Vallini e gli altri cardinali arcipreti Santos Abril y Castellò e James Michael Harvey chiuderanno le Porte sante delle basiliche papali di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. Lo stesso accadrà in tutte le diocesi del mondo. Spetterà infine al Papa, tra una settimana, chiudere questo Anno Santo straordinario, perpetuando il suo universale richiamo alla misericordia.