• Redazione

Non principi, ma servitori



LA PREDICA DI FRANCESCO AI CINQUE NUOVI CARDINALI ORDINATI NEL CONCISTORO

CITTÀ DEL VATICANO. Guardate alle “vittime di guerre e violenze”, agli scartati, a chi non ha “diritti”, ai “profughi”. Siano loro la vostra “realtà”. Non lasciatevi sviare da “altri interessi”, camminate con Gesù e non cercate di essere “principi nella Chiesa”. E’ chiaro il mandato del Papa ai cinque nuovi cardinali che ha creato nel concistoro di ieri, il quarto del suo pontificato, durante il quale hanno ricevuto la “berretta”, l’anello, e il titolo che li incardina in una chiesa di Roma. Un mandato che rafforza la Chiesa dei poveri, in uscita, aperta alle periferie e al dialogo anche interreligioso, e impegnata per la pacificazione. Un mandato che cerca di cancellare la Chiesa dei “principi”, come fino a poco tempo fa venivano chiamati i cardinali, e di riportarla alla radice essenziale del Vangelo. La piccola pattuglia - che porta a 225 i membri del collegio cardinalizio, di cui 121 elettori in un eventuale conclave - è composta dallo Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, 68 anni; Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako, in Mali, 73 anni; Gregorio Rosa Chavez, vescovo ausiliare di San Salvador, 74 anni; Luis Marie Mangkhanekhoun, vicario apostolico di Paksè, nel Laos, 73 anni; Juan Jose Omella, arcivescovo di Barcellona, 71 anni. Dopo il concistoro, e prima di offrirsi nell’aula Paolo VI all’omaggio dei fedeli, i cinque porporati sono andati assieme a papa Francesco a salutare il papa emerito Benedetto XVI nel convento “Mater Ecclesiae”, in Vaticano. Il saluto iniziale al Papa è stato affidato a Omella, ma il primo a ricevere berretta, anello e titolo dalle mani di papa Francesco è stato Zerbo. La consegna è avvenuta leggendo la formula in latino, seguita dall’abbraccio del Papa e poi da quello degli altri membri del collegio cardinalizio. Alla fine del concistoro, prima di lasciare la basilica, papa Francesco si è avvicinato alla statua di San Pietro, come sempre in queste occasioni rivestita con il mantello di raso, e ha accarezzato il piede, lo stesso ormai consumato dall’omaggio di milioni di fedeli e rimasto senza dita. Arborelius è il primo cardinale scandinavo della storia della Chiesa, dopo la Riforma, ma non ha perso il suo stile semplice: è arrivato a Roma viaggiando low-cost e in Vaticano prendendo i mezzi pubblici. La sua nomina è certamente legata al viaggio del Papa a Lund, lo scorso ottobre per l’apertura delle celebrazioni congiunte luterano- cattoliche per i Cinquecento anni della Riforma di Lutero: il Papa ha approfondito la conoscenza del vescovo di Stoccolma, della sensibilità ecumenica di questi, e ora arriva la porpora, a incoraggiare i cattolici della Svezia, paese multiculturale e multireligioso, in cui anche una Chiesa piccola può fare la sua parte. Chavez, ausiliare di San Salvador, diventa il primo cardinale del Salvador, ha appreso della nomina dalla radio, e da subito l’ha messa in relazioneconl’ereditàdelmartireOscarArnulfo Romero, ucciso dagli squadroni della morte per aver difeso i suoi poveri. Di Romero Chavez è stato amico d’infanzia e collaboratore .Lanomina di un ausiliare, ha commentato Chavez, rappresenta la “totale rivoluzione” portata da papa Francesco, di abolire sedi “tradizionalmente cardinalizie” e di aprire alla “chiesa dei poveri”. Anche Mangkhanekhoun ha saputo di essere stato designato cardinale da telefonate di amici, ai quali all’inizio non voleva credere. Ha raccontato ai media che nel suo incontro con Bergoglio, in occasione della visita ad limina dei vescovi del Laos, il Papa ha insistito molto sulla “forza delle chiese locali, anche delle piccole chiese”. In Laos i cattolici sono circa 45.000, l’1% di 7 milioni di abitanti, in un paese che fino al 1975 ha subito un regime comunista che ha annientato la Chiesa. Anche Zerbo sarà il primo cardinale del suo Paese, dove - presidente della Caritas, e nel 2013 rappresentante della società civile ai colloqui di Ougadougou in Burkina-Faso, tra governo militare e partiti politici di opposizione - è noto per la sua azione umanitaria e a favore della pacificazione (la guerra civile del 2012-2015 ha lasciato strascichi di attentati e conflitti) e per il suo impegno interreligioso. Di Omella si apprezza la forte sensibilità sociale in una Catalogna attraversata da spinte secessioniste; la sua nomina sembra sia dispiaciuta ai settori più sovranisti che lo considerano poco nazionalista; alcuni osservatori hanno ricordato che quando l’arcivescovo di Madrid Rouco Varela, nel giugno del 2005, guidò una marcia cattolica contro il governo di Zapatero, Omella prese parte a una marcia a sostegno dei poveri. Con il concistoro di ieri, i cardiali elettori in un eventuale conclave sono 53 europei, 17 da Usa e Canada, 5 dall’America centrale, 12 dall’America del Sud, 15 dall’Africa, 15 asiatici e 4 dall’Oceania


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