Notte di guerriglia in Usa

DA PORTLAND A SEATTLE, È SCONTRO CON GLI AGENTI FEDERALI MANDATI DA TRUMP



di Serena Di Ronza

NEW YORK. L’America torna in piazza. Le proteste in corso a Portland da settimane spingono migliaia di persone a scendere in strada per George Floyd e contro la decisione di Donald Trump di inviare agenti federali nelle città democratiche per riportare quell’ordine sfuggito di mano alle autorità locali. Nella nottata di guerriglia è Seattle la protagonista, con duri scontri fra i manifestanti e la polizia. Il bilancio è di 45 arresti e 21 agenti feriti. Sventolando cartelli con ‘Feds go Home’, federali andate a casa, e ‘No justice, no peace’, ‘non ci sarà pace finchè non ci sarà giustizia’, 5.000 manifestanti hanno prima circondato l’area dove è in costruzione un carcere minorile e poi gli hanno dato fuoco. Molte le vetrine dei negozi circostanti distrutte. Parlando di “rivolta” la polizia ha usato le maniere forti per disperdere la folla, ricorrendo anche allo spray al peperoncino. “Stiamo rapidamente diventando uno stato fascista e uno stato di polizia”, denuncia Bipasha Mukherjee, 52enne che da maggio non si è persa mai una protesta. Il capo della polizia di Seattle, Carmen Best, spiega che la polizia “sostiene la libertà di parola garantita dal Primo Emendamento. Ma quello che abbiamo visto oggi non è stato pacifico. Ci sono stati reati in tutta la città che hanno messo molte persone a rischio”. Parole che mettono in evidenza quanto sia difficile trovare un equilibrio fra le richieste dei manifestanti e quelle di ordine pubblico. Ad Austin, in Texas, un uomo è stato ucciso durante una manifestazione. Un video della scena mostra i manifestanti attraversare un incrocio, poi il panico: un uomo con un fucile si è avvicinato a una delle auto ferme per consentire l’attraversamento della folla quando qualcuno all’interno del veicolo gli ha sparato e l’ha ucciso. Il responsabile è ora sotto custodia della polizia e sta cooperando. “ È orribile che qualcuno sia morto durante una protesta” afferma il sindaco di Austin, Steve Adler. “La nostrà città è scossa e sotto shock”, aggiunge. A Los Angeles i manifestanti si sono scontrati con la polizia vicino al palazzo di giustizia federale fra vetrine rotte e bottigliette d’acqua lanciate contro gli agenti. A New York gli scontri si sono tradotti in decine di arresti. Nuova nottata di tafferugli anche davanti al tribunale federale di Portland, preso d’assalto da settimane dai manifestanti che chiedono giustizia per Floyd e protestano contro l’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Per il 59mo giorno consecutivo centinaia di persone si sono radunate davanti all’edifico, schermate dai consueti gruppi di mamme con il berretto, di infermiere e da un ‘muro di veterani’. Una schermatura necessaria per difendere il diritto alla libertà di parola dei manifestanti presi di mira dai federali. La tensione è esplosa intorno all’una del mattino locale, quando gli agenti hanno ordinato alla folla di disperdersi. Un invito inizialmente caduto nel vuoto e che ha costretto le forze dell’ordine a usare gas lacrimogeno, alimentando la rabbia dei manifestanti e sollevando i dubbi degli esperti legali. Il nodo è infatti l’uso della forza da parte degli agenti fuori da una proprietà federale. Un dubbio che non sfiora la Casa Bianca, che punta ad allungare l’elenco delle città dove inviare i federali per riportare quel ‘law and order’ che le autorità locali non riescono a far rispettare perchè, è la teoria del presidente, sono ostaggio della sinistra radicale. Una sinistra che, avverte Trump, con Joe Biden alla presidenza, rischia di far sprofondare l’America nel caos.

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