Nuova bufera su Facebook


IL SOCIAL ACCUSATO DI AVER PRESO ACCORDI PER CONDIVIDERE DATI CON I CINESI


NEW YORK. Un nuovo scandalo si profila all'orizzonte per Facebook, ancora alle prese con i danni di immagine e reputazione del caso Cambridge Analytica. Il social network - denuncia il New York Times e Facebook conferma - ha condiviso i dati personali di alcuni utenti con almeno quattro società cinesi che producono smartphone e dispositivi mobili. Fra queste c'è anche il colosso delle telecomunicazioni Huawei che, secondo l'intelligence americana, presenta rischi per la sicurezza nazionale. Rischi talmente forti da spingere gli 007 a chiedere alle istituzioni e ai cittadini americani di non comprare i loro cellulari.

Con i big cinesi - oltre a Huawei ci sono Lenovo, Oppo e TLC - Facebook ha siglato nel 2010 accordi per la condivisione di dati simili a quelli svelati sempre dal New York Times con colossi del calibro di Apple, Amazon e Samsung. La differenza principale però sta nel fatto che Facebook in Cina è vietata dal 2009. Da allora Mark Zuckerberg ha lanciato un'operazione di charme per cercare di rientrare in un mercato dalle immense potenzialità. Non a caso l'ammi- nistratore delegato del social network si è impegnato a studiare il mandarino e si è recato più volte in Cina per cercare di instaurare un rapporto personale con il presidente Xi Jinping.

La foto di Zuckerberg che faceva jogging a piazza Tienanmen nel 2016, in una giornata con un inquinamento 15 volte superiore ai livelli di sicurezza, è divenuta uno dei simboli dell'offensiva di Facebook nel Paese: l'immagine postata da Zuckerberg lo ritraeva senza mascherina correre sulla piazza simbolo della repressione del 1989 mentre Pechino veniva travolta dalle critiche per l'inquinamento.

Nell'impegnarsi a disdire il contratto con Huawei entro la fine della settimana, Facebook ha precisato che in base all'intesa i dati condivisi restavano sui cellulari, nui server. "Huawei non ha mai raccolto né archiviato alcun dato degli utenti di Facebook", ha affermato anche la società cinese. "Le integrazioni di Facebook con Huawei, Lenovo, OPPO e TCL sono state controllate fin dall'inizio e abbiamo approvato le esperienze di Facebook che queste aziende hanno creato", ha assicurato da parte sua Francisco Varela, vp Mobile Partnerships di Facebook. Parole e rassicurazioni che non sono bastate però né alla Borsa né al Congresso.

A Wall Street i titoli Facebook hanno perso oltre l'1,5% in una giornata positiva per i listini americani. Mentre democratici e i repubblicani, in una rara prova bipartisan, hanno accusato Facebook e Zuckerberg: "Avrebbe dovuto comunicare" gli accordi al Congresso e agli americani nel corso della sua recente audizione, hanno tuonato i parlamentari. Dal Senato si sono levate richieste per una nuova audizione del social media, stavolta davanti alla commissione Affari Esteri. Il senatore Marco Rubio ha osservato come l'accordo con Huawei non possa essere paragonato con quelli con gli altri produttori: "Il governo della Corea del Sud non controlla e non usa Samsung nelle stesse modalità con cui la Cina controlla e usa Huawei". Per Zuckerber insomma l'onda lunga dello scandalo dei dati scoppiato con Cambridge Analytica non sembra finire mai.


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