Nuova bufera su Trump



WASHINGTON. "Ecco. Guardate il mio sostenitore afroamericano!". Donald Trump punta il dito tra la folla in un comizio in California per indicare un uomo, afroamericano appunto, ed ergerlo a simbolo di quella comunità tra la quale dice di avere "un seguito tremendo". Le critiche sono immediate, fino ad accuse di atteggiamenti razzisti. E una nuova bufera travolge il candidato repubblicano per la Casa Bianca mentre lui, imperterrito, sfida ancora limiti ed etichetta a dispetto di appelli e richiami.

Questa volta gli si contesta quella frase in quanto avrebbe sentito la ne- cessità di sottolineare e indicare la pre- senza di un suo fan nero all'evento elettorale. La comunità afroamericana è tendenzialmente più incline al voto democratico e nello specifico è un bacino elettorale considerato fedele ad Hillary Clinton. Trump tenta tutta- via di farsi strada anche in queste fa- sce della società e insiste: non sono razzista.

Così si difende anche in un'inter- vista con la Cnn quando gli si ricorda che di recente si è rivolto ad un giudi- ce 'dandogli' del messicano, come se fosse un insulto. "E' di origine messi- cana e ne va orgoglioso, no?", l'auto- difesa di Trump.

Il punto è che il candidato si è sca- gliato contro il giudice Gonzalo Curiel, nato negli Stati Uniti, in Indiana, ma da genitori messicani, cui fanno capo due dei casi relativi alle denunce per la Trump University nella convin- zione - lo ha detto lui stesso - che le sue decisioni non siano obiettive pro- prio per via delle origini messicane. Perché, ha ricordato ancora Trump nell'intervista, "io costruirò un muro tra qui e il Messico". E ancora: "Farò molto bene (alle elezioni) tra gli ispanici", ha rimarcato.

Nuova polemica quindi, e tale da minacciare i già fragili tentativi di unità del Grand Old Party dopo la lacerante guerra dichiarata dal suo establishment. Così, all'indomani del suo 'sofferto' endorsement per Trump, lo speaker della Camera Paul Ryan torna a prendere le distanze dal candidato: "Non capisco il suo ragionamento, sono completamente in disaccordo con il pensiero che vi sta dietro", ha spiegato.

Il tutto è servito su un piatto d'argento ad Hillary Clinton: la frontrunner democratica ha infatti alzato il tiro contro il rivale e non perde occasione adesso di mettere in guardia dal 'pericolo Trump', così nell'ultimo monito accosta Trump ad un dittatore: "Stiamo tentando di eleggere un presidente", ha detto, "non un dittatore".

Intanto anche il partito democratico ribolle e se da una parte si lavora dietro le quinte per convincere lo sfidante liberal Bernie Sanders a lasciare il campo, dall'altra sembra farsi strada l'ipotesi di un partner 'più progressi- sta' per Hillary. Rispunta quindi il nome di Elizabeth Warren, la senatrice del Massachusetts beniamina dell'ala più liberal del partito che, stando ad indiscrezioni, adesso addirittura il leader della minoranza democratica al Sena- to, il veterano e molto influente Harry Reid, spinge come candidata vicepresidente. "Reid ritiene che Warren sarebbe una buona scelta per unire il partito" dopo la dura battaglia ancora in corso per la nomination tra l'ex segretario di Stato e Bernie Sanders, ha riferito una fonte informata a Politico.


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