Nuova stretta alla Cina

MENTRE PECHINO INTENSIFICA GLI SFORZI PER INFLUENZARE L’AMMINISTRAZIONE BIDEN



WASHINGTON. Pechino e i suoi 007 hanno intensificato gli sforzi per influenzare la prossima amministrazione Biden. E’ l’allarme lanciato dall’intelligence Usa mentre Donald Trump vara una nuova stretta contro il Dragone, limitando ad un mese i visti per i membri del Partito comunista cinese e bloccando le importazioni di cotone dalla regione dello Xinjiang, prodotto - accusa Washington - con il lavoro forzato della minoranza uighura. Sul tavolo del presidente, che in queste ore sta meditando la vendetta contro il ministro della Giustizia William Barr per aver negato i brogli elettorali, è arrivata inoltre la legge approvata in modo bipartisan dal Congresso che obbliga le aziende quotate a Wall Street a rivelare eventuali legami con governi stranieri e ad accettare i controlli contabili americani, pena l’espulsione dal listino. Una mossa, quest’ultima, chiaramente rivolta contro le società di Pechino e che aggrava le tensioni tra i due giganti, dopo la guerra sul virus (proseguita ora all’Onu), sui dazi, sulla sicurezza tecnologica come nel caso di Huawei e TikTok e sui diritti umani a Hong Kong e nello Xinjang. Pechino ha già protestato formalmente contro gli ultimi passi Usa, in attesa di probabili contromisure. Una nuova Guerra Fredda che ricadrà su Joe Biden, destinato ad ereditare le peggiori relazioni sino-americane dalla normalizzazione dei rapporti diplomatici nel 1979. A lanciare l’allarme sulle manovre di Pechino per influenzare il futuro governo Biden è stato William Evanina, capo del controspionaggio della National Intelligence, durante una discussione virtuale all’Aspen Istitute. Dopo aver denunciato i tentativi cinesi di intromettersi nella ricerca americana del vaccino anti- Covid e nelle elezioni, Evanina ha ammonito che il Dragone ha rafforzato le sue campagne di influenza, ora reindirizzate non solo verso i nuovi dirigenti del governo Biden ma anche verso i loro entourage. Nello stesso evento John Demers, capo della divisione sicurezza nazionale del dipartimento di Giustizia, ha rivelato che oltre 1.000 ricercatori affiliati all’esercito cinese, e quindi pre- sunte spie, sono fuggiti dagli Usa dopo l’arresto di 5-6 di loro da parte dell’Fbi in estate. Ad altri 1000 studenti e ricercatori cinesi invece sono stati revocati i visti in settembre. Questo mentre l’amministrazione Trump decideva di limitare i visti dei funzionari del Partito comunista cinese e delle loro famiglie alla durata di un mese (e per un solo ingresso), contro i dieci anni concessi finora. Una misura che potrebbe colpire circa 270 milioni di persone. “E’ un’escalation di repressione politica contro la Cina da parte di alcune forze anti-cinesi negli Stati Uniti, estreme per pregiudizi ideologici”, ha reagito Pechino. La Cina ha replicato anche allo stop dell’import di cotone dalla Xinjiang definendo “false” le accuse Usa sui lavori forzati: “l’obiettivo è frenare il nostro sviluppo” con un approccio che “viola le regole del commercio internazionale, i principi dell’economia di mercato e blocca la catena delle forniture”. Ma la vera mazzata, dopo il divieto agli americani di investire in alcune società cinesi, potrebbe essere la legge sulle aziende estere quotate a Wall Street, con ripercussioni su colossi come Alibaba, China Telecom, NetEase, JD.com. “Ci opponiamo fermamente alla politicizzazione della regolamentazione sui titoli e speriamo che gli Usa garantiscano un ambiente giusto e non discriminante per le compagnie straniere che investono e operano negli Usa invece di creare varie barriere”, ha commentato Pechino. Ma Biden ha già annunciato che non ha intenzione di fare mosse immediate sulla Cina e sembra voler lasciare in vigore molte delle dure misure di Trump, in attesa di definire una strategia comune con gli alleati. Un orizzonte che Pechino teme, forse molto di più dell’America first del presidente uscente. Intanto il presidente eletto continua a completare la sua squadra di governo e nomina come capo dei suoi consiglieri economici Brian Deese, 42 anni, già vice consigliere economico di Barack Obama (che aiutò in particolare nel salvataggio del settore auto dopo la crisi del 2008), sfidando le riserve della sinistra per il suo ruolo come manager di BlackRock, la più grande società di investimento al mondo. Secondo Politico, Biden avrebbe già scelto anche il futuro zar della task force contro la pandemia, che negli Usa ha toccato livelli record: il coordinatore sarà Jeff Zients, co-presidente del team per la transizione ed ex consigliere economico di Ba- rack Obama. Vivek Murthy sarà invece il ‘surgeon general’, ossia responsabile della Salute pubblica, ruolo rivestito sotto Obama.

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