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Nuova tegola sulla giunta


ROMA/SALVATORE TUTINO RITIRA LA SUA CANDIDATURA AD ASSESSORE DI BILANCIO


ROMA. Nuova tegola sull’amministrazione Raggi. Salvatore Tutino, il magistrato contabile in pole per diventare il nuovo assessore al bilancio di Roma si tira indietro puntando il dito contro “il clima all’interno del partito che dovrebbe sostenere la giunta”. Senza dirlo, il M5s. La sua nomina era attesa in settimana per riempire una delicatissima casella vuota da quasi un mese, quella dei conti capitolini. Dopo l’addio di Marcello Minenna, Virginia Raggi aveva deciso per un altro magistrato, Raffaele De Dominicis: ma a quest’ultima nomina aveva fatto seguito un brusco dietro front. “Tutino era tra le persone che abbiamo visto, tra i possibili candidati. A breve avrete un nome”, promette Raggi. Intanto Beppe Grillo impone il diktat del silenzio ai suoi: “Ringrazio di cuore tutti i portavoce M5S che non faranno né dichiarazioni né interviste su Roma nei prossimi giorni. Grazie di cuore a tutti”. Il “caldo” invito del leader pentastellato al no comment arriva dopo giorni di critiche, più o meno velate, di esponenti nazionali del Movimento alla gestione della Capitale e allo stesso Tutino. E suona come un invito allo stop alle faide, “lasciate lavorare Virginia, smettiamo di farci del male”. Perché la posta in gioco non è solo la Capitale. In giornata viene archiviata l’inchiesta che vedeva la sindaca indagata per falso ideologico per la presunta omessa dichiarazione di incarichi e compensi per una consulenza svolta presso la Asl di Civitavecchia. “Il tempo è galantuomo, era fango”, commenta lei. La travagliata storia di Tutino e del Movimento affonda le sue radici nel 2013, durante il governo Letta, quando la sua nomina a consigliere della Corte dei Conti, si attirò le critiche di alcuni parlamentari pentastellati, tra cui Carla Ruocco e Alessandro Di Battista. Sotto i riflettori la designazione sua e di altri quattro giudici varata poco prima che entrasse in vigore il tetto di 300 mila euro sul cumulo di pensioni, vitalizi e stipendi pubblici.A tre anni di distanza, non appena inizia a diffondersi la notizia di una sua possibile “ascesa” a Palazzo Senatorio, si riaccendono le polemiche, con Roberto Fico che, intervistato, sottolinea: “Deve scegliere Virginia, ma su quella persona noi abbiamo fatto delle interrogazioni parlamentari...”. E Carla Ruocco che avverte: “Il sindaco è Raggi, decida lei e poi, qualunque cosa succeda, si assuma le responsabilità”. Il clima attorno alla nomina, insomma, non è certo di condivisione e Tutino, in mattinata, sbotta: “Mi tiro indietro, sono da 20 giorni sulla graticola” ma nel contempo difende la sindaca Raggi e punta l’indice contro quelle che chiama “beghe politiche”, che hanno creato un clima di “veleni e falsità”. A Palazzo Senatorio qualcuno fa notare che se la nomina non era ancora stata ufficializzata evidentemente qualche dubbio, anche in seno all’amministrazione, c’era. Tempo record, una nuova pioggia di critiche si abbatte puntualmente sul governo della Capitale. “Anche Salvatore Tutino rimane stritolato dalle faide interne e dai veti incrociati dei vari direttori”, attacca Ernesto Carbone (Pd). “Da Tutino arriva la drammatica verità su giunta Raggi a Roma: M5S diviso e sindaco che non può governare. I romani non meritano tutto questo”, gli fa eco la deputata di FIAnnagrazia Calabria. A 100 giorni dal suo insediamento Virginia Raggi è ancora intenta a completare lo scacchiere capitolino: manca ancora un capo di gabinetto, un assessore alle partecipate e parte della governance di Ama e Atac. Oltre, ovviamente, all’assessore al bilancio. Tra i nomi circolati nei giorni scorsi per questa carica: l’ex vicecomandante generale della Guardia di Finanza Ugo Marchetti; l’ex ragioniere dello Stato Mario Canzio; gli economisti Nino Galloni, Antonio Lacetra, Alessandro Pantoni, Massimo Zaccardelli e Lucrezia Reichlin.


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