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“Obama non vada ai funerali”



WASHINGTON. “Per nessun motivo il presidente Obama, il vice presidente Bi- den o il segretario di Stato Kerry devono andare a Cuba per i funerali di Castro. Era un tiranno”.

Con questo tweet a firma di Newt Gin- grich, ex speaker della Camera e tra i so- stenitore della prima ora di Donald Trump, parte la battaglia dei repubblicani per influenzare - ed eventualmente modi- ficare - la posizione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba al passaggio di conse- gne tra Barack Obama, che ha voluto ini- ziare un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra i due Paesi, e Donald Trump, la cui linea non è tuttavia ancora chiara. ‘Working progress’, sembrerebbe, stando

alle indicazioni dei più stretti collaboratori del presidente eletto: interpel- lata sull’argomento la ma- nager della campagna di Trump Kellyanne Conway non ha rivelato alcun det- taglio sulle intenzioni del tycoon una volta insediatosi alla Casa Bianca, ma ha sottolineato che “nulla è definito, parlerà con i suoi consiglieri”.

Qualche spunto in più lo concede Rience Priebus, designato chief of staff alla Casa Bianca del prossimo presidente, rimanendo tuttavia sibillino (o volutamente vago in man- canza di indicazioni certe) nello specifi- care che per continuare sulla strada delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba Donald Trump vorrà vedere dei mo- vimenti nella “giusta direzione” da parte del governo all’Avana.

Facendo intendere insomma che il prossimo presidente potrà decidere di re- vocare le decisioni esecutive prese da Barack Obama se non vedrà dei cambia- menti a Cuba, citando la libertà di reli- gione come esempio. Sulla carta, Trump può fare marcia indietro su Cuba senza

l’aiuto del Congresso in quanto si tratta di un executive order, una decisione esecuti- va prerogativa del presidente e non un di atto legislativo. Ma se lo farà è tutto da vedere, e intanto aspetta. Consultandosi, ha detto Conway. La quale ha però ha riv- leato una conversazione lunga 45 minuti tra TRupm e Obama proprio nel giorno dell’annuncio della morte di Fidel Castro.

Sui contenuti della conversazione non è ancora emerso nulla, però Conway ha detto che i due si “parlano regolarmente” e che si trovano tra l’altro molto bene, no- nostante le posizioni opposte, “c’è del ri- spetto”. Del resto Trump pochi giorni fa ha rivelato che sì, Obama gli è proprio pia- ciuto dopo averlo incontrato per la prima volta alla Casa Bianca e che non era sicu- ro che sarebbe stato così. Sul da farsi con Cuba potrebbe così in definitiva contare davvero la parola di Obama, se si tiene conto che dall’altra parte - e sul versante diametralmente opposto - gli appelli tra i più accorati a cambiare corso vengono da Ted Cruz e Marco Rubio, ex rivali di Trump in campagna elettorale (entrambi di origini cubane) e per questo da marcare nella com- petizione per fette di elettorato. Adesso però che il popolo ha parlato il presidente eletto aspetta.


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