Occhio tedesco a Roma



L’Accademia di Villa Massimo, Casa Baldi e Villa Serpentara. A colloquio con Joachim Blüher: “Volevo che si apprezzasse la cultura da cui provengo”

L’ACCADEMIA Tedesca Villa Massimo a Roma, fondata dal mecenate di artisti e studiosi Eduard Arnhold, che per tutta la vita subì il fascino dell’Italia, acquistando l’attuale edificio all’epoca al di fuori delle porte della città, nacque come casa per artisti a Roma affinché lo studio dei modelli antichi ne favorisse l’ispirazione. Il mece- nate finanziò interamente il progetto, che prevedeva oltre agli edifici anche il parco, stabilendo di partecipare alla scelta di tre borsisti. Nel 1911 Arnhold regalò la Villa al governo prussia- no, ma soltanto nel 1929 l’Istituto verrà restituito al Regno tedesco. La borsa di studio dell’Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo e dell’Accademia Tedesca di Roma Casa Baldi è il premio più importante conferito agli artisti tedeschi all’estero. A Villa Massimo gli artisti hanno a disposizione dieci atelier con annesso ciascuno un appartamento ubicato nel parco, mentre Casa Baldi, che ospita tre borsisti per tre mesi ciascuno, si trova presso Olevano Romano, piccolo comune medievale nell’entroterra a sud- est, circondato dalle colline, a un’ora di distanza da Roma. Nelle immediate vicinanze di Casa Baldi, un’altra realtà culturale è rappresentata da Villa Serpentara, di proprietà dell’Accademia delle Arti di Berlino, gestita, però, dall’Accademia Tedesca di Roma, struttura che offre ospitalità agli artisti inviati, il cui nome ha origine dal querceto della Serpentara, boschetto di serpenti dove è situata. Compositori, scrittori, architetti e artisti di arti figurative che devono avere all’incirca quarant’anni, vengono selezionati dai Länder federali e da una giuria nazionale, prima di arrivare a Villa Massimo. L’incontro con il direttore Joachim Blüher, sessantenne nato a Uelzen in Bassa Sassonia, nominato nel 2002, avviene nella splendida cornice dell’Accademia, esaltata nei colori e nella geometrica perfezione delle forme dalla prorompente estate romana che offre i suoi servigi a ogni elemento vegetale e animale della natura, nonché a ogni artificio dell’uomo pensato per migliorare l’ambiente. Direttore, Lei è responsabile dell’Accademia da sedici anni, se dovesse trarre un bilancio del lungo periodo trascorso, potrebbe dire di avere constatato dei mutamenti, relativi alla situazione locale, esterna, nel corso della sua gestione che, in qualche modo, abbiano avuto ripercussioni sull’attività dell’Istituto? «L’Accademia, come quasi tutte le Acca- demie a Roma, non ha connessioni con la politica italiana, sia locale che nazionale, e questo è un bene perché chiaramente vediamo come la situazione sia peggiorata sotto questi aspetti. Venni a Roma per la prima volta da studente nel 1974, ho detto sempre che Roma non è cambiata, tuttavia questo degrado degli ultimi tre, quattro anni non c’era prima in città, io non ho mai detto una parola negativa su Roma, ma adesso non posso chiudere gli occhi davanti alla situazione di degrado che si registra ogni giorno. Quando sono arrivato l’Accademia Tedesca era il ricordo di qualcosa che era prima, niente di specifico. Ho fatto un lavoro che si può riconoscere oggi, dopo sedici anni, non solo ho aperto l’Accademia verso Roma, ma ho attratto anche, e questo per me come tedesco è molto importante, un grande pubblico, perché sappiamo che la reputazione della Germania in generale, ma particolarmente in Italia, non è delle migliori. La Germania, come dire, non è un Paese attraente, così volevo che la mia cultura, che conosco e apprezzo come ogni essere umano apprezza la propria, della sua Regione, della sua Nazione, volevo che si apprezzasse anche la mia, quella tedesca, e così è stato, se prendiamo in considerazione la Festa dell’Estate che vede l’affluenza nella nostra sede di Villa Massimo di regola di 4.500 persone, con 2.500 click online in un minuto sul sito web dell’Ac- cademia, questi dati sono una bella conferma. Adesso che abbiamo raggiunto questo scopo di essere apprezzati, siamo molto più tranquilli, quello che facciamo è apprezzato dai romaniOra il nuovo motto dell’Accademia è: “Diventiamo piccoli”, gli eventi registrano spesso la presenza di sessanta, ottanta, cento persone, piccolo non significa piccolo, vuol dire mirato, cioè molto stretto, legato ai nostri borsisti, molto più centrale, dove al centro mettiamo il lavoro del borsista, anziché quella che era un’idea anche mia all’inizio di creare un’immagine di questo clima». I borsisti provengono solo dalla Germania o ci sono delle eccezioni? «Solo dalla Germania e questo è giusto, normalmente provengono sempre dal Paese dell’Accademia, soltanto i francesi sono diversi in questo perché sostengono che chiunque parli fluentemente il francese può parteci- pare, mentre gli americani sostenevano che era la stessa cosa ricevere borsisti da tutto il mondo. Per me è un concetto quasi provinciale, se io sono a Roma e vedo artisti americani voglio vedere americani, se vedo artisti fran- cesi voglio vedere francesi, dalla Germania non vengono tedeschi, vengono persone che vivono in Germania, provenienti dal Kazakistan, dall’Argentina, dalla Spagna, dalla Turchia. Ecco che questo quadro definisce il Paese che siamo». Il rapporto con Olevano Romano, dove si trovano Casa Baldi e Villa Serpentara, e con la popolazione del luogo, su che cosa si fonda essenzialmente? «Il rapporto con la popolazione si fonda sulla curiosità e sulla tradizione, perché noi siamo lì da sempre, si può dire, abbiamo que- ste case da ottanta, cento anni e siamo gli unici che hanno le case, ma le Nazioni erano tutte presenti a Olevano, anche i francesi ave- vano una grande villa lì, anche gli americani, ma non è rimasto niente perché nessuno ha acquistato qualcosa, solo i tedeschi e questo è un segno molto tedesco, gli onorevoli tedeschi comprano, sempre. Alla fine quando c’è un piano, un progetto e nessuno vuole pagare, alla fine i tedeschi dicono sempre: “Paghiamo noi”. Tanto tempo fa, nel 1830, più o meno, il primo Istituto di Archeologia non era chiaramente prussiano, francese, era chiamato a quel tempo “Istituto di Corrispondenza Archeologica” e doveva essere un Istituto fra tedeschi, italiani, francesi, britannici, russi, questi ultimi non si sono mai associati, gli altri non hanno mai pagato, in conclusione dopo molti anni i tedeschi hanno deciso di pagare loro. Il risultato è che abbiamo il primo Istituto di Archeologia in assoluto, abbiamo la più grande Biblioteca Archeologica qui a Roma e abbia- mo una Fototeca creata più o meno quando è stata inventata la fotografia e non ce n’è un’altra così antica al mondo». Queste realtà culturali risalgono agli anni Settanta dell’Ottocento? «Al 1828, pochi sanno dell’antagonismo f