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Occhionero, negata la scarcerazione



POLITICI SPIATI/IL TRIBUNALE DEL RIESAME: I FRATELLI SONO UN PERICOLO PER LA SICUREZZA DELLO STATO

ROMA. Un’ azione estesa, una struttura complessa e ben architettata che rappresenta "un significativo pericolo" per la sicurezza dello Stato. È l'allarmante quadro che emerge dalle 30 pagine con cui il tribunale del Riesame di Roma ha negato la scarcerazione per i fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, accusati di una colossale operazione di cyberspionaggio ai danni di alte cariche dello Stato, politici, industriali e aziende. I due hanno tentato di violare le mail dell'ex presedente del consiglio Matteo Renzi, del presidente della Bce Mario Draghi e dell'ex premier Mario Monti "La tipologia dei sistemi infettati - scrivono i magistrati - induce a ritenere significativo il pericolo per la sicurezza dello Stato e colora la condotta delittuosa in maniera particolarmente grave aprendo anche a scenari inquietanti". "Il fatto che Giulio Occhionero abbia distrutto parte dei file esfiltrati -aggiungono- induce a ritenere che a tutt'oggi il materiale probatorio potrebbe subire attacchi da parte dell'indagato". I fratelli Occhionero sono stati arrestati il 9 gennaio scorso su richiesta del pm Eugenio Albamonte. Per i giudici del tribunale della Libertà i due devono restare in carcere perché permangono "concrete ed attuali" le esigenze cautelari alla luce della "ripetitività e pervicacia delle condotte nonchè dalla spregiudicatezza dimostrata". "Entrambi gli indagati - scrivono i giudici - hanno dimostrato particolari conoscenze informati- che e l'esistenza di un apparato complesso e ben architettato, anche al fine di eludere le investigazioni, utilizzando una serie di domini e accorgimenti intesi a rendere difficile l'individuazione dell'utilizzazione del malware e gestendo un numero rilevante di dati esfiltrati". Nella loro attività illecita i due hanno effettuato "l'accesso abusivo a sistemi informatici e la captazione di notizie ri- servate o dati personali e sensibili". I fratelli Occhionero "hanno gestito il malware per un tempo considerevole tale da infettare una serie indeterminata e numerosa di sistemi informatici dei quali solo una parte è stata individuata". Per i giudici "la condotta criminosa induce a ritenere grave, attuale e concreto il pericolo di ripetizione". La posizione della sorella è "perfettamente sovrapponibile" a quella dell'ingegnere, perchè anch'essa "ha preso parte in modo fattivo alla gestione dei file esfiltrati, dimostrando di avere conoscenze informatiche notevoli". Per il tribunale, ai fini della contestazione, "anche un solo accesso in danno di un ente pubblico è da ritenersi sufficiente: non è il numero di accessi che integra l'aggravante ma il tipo di accesso". Per i giudici appare rilevante che Giulio Occhionero abbia avviato la distruzione dei file dei dati in suo possesso una volta scoperto che da settembre era destinatario di una denuncia e di essere attenzionato dall'autorità giudiziaria italiana e che, in sede di interrogatorio, non abbia saputo spiegare il motivo dell'esistenza di detti dati, negando alla Procura la password per l'accesso al pc".


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