Oltre 100 morti per il virus

EPIDEMIA/CONTAGI RADDOPPIATI IN 24 ORE, CINA SEMPRE PIÙ ISOLATA DAL MONDO



di Luca Mirone

PECHINO. Il “demone” del coronavirus, come è stato ribattezzato da Xi Jinping, ha portato a 106 il numero dei morti in Cina. Una corsa finora senza ostacoli, che ha fatto raddoppiare i contagi in 24 ore, costringendo le autorità di Pechino a chiudere scuole e università sine die. In questo clima di crescente preoccupazione gli altri paesi, Italia compresa, stanno predisponendo i rimpatri dei connazionali, ma con tempi e modi ancora poco chiari. Dopo quasi un mese dall’inizio dell’epidemia, la Cina è sempre più isolata dal resto del mondo. Perché oltre alla quarantena già in atto per decine di milioni di persone, attorno all’epicentro di Wuhan, il governo ha consigliato a tutti i cittadini di evitare i viaggi all’estero, per garantire la loro “salute e sicurezza” ma anche quella degli stranieri. Hong Kong ha bloccato i treni e i traghetti diretti verso la terraferma, e gli Stati Uniti stanno valutando restrizioni per i viaggi da e verso la Cina, mentre Londra ha sconsigliato “tutti i viaggi non necessari” nel Paese. Le persone infette sono ormai oltre 4.500 ed il tasso di diffusione - ogni malato può contagiarne altri 2,6 - ha livelli simili a quelli di altre importanti epidemie con la Sars e l’influenza del 2009, secondo stime di ricercatori britannici che collaborano con l’Oms. E bisogna ancora chiarire i casi degli infetti pur senza sintomi. Anche sul picco le stime divergono tra i prossimi giorni giorni e i prossimi mesi. Tra tutti questi rebus, i ricercatori sono impegnati per realizzare un vaccino. Sono scesi in campo anche gli americani, che però hanno avvertito si tratterà di un “processo lungo e incerto”. Nel frattempo, i cinesi hanno selezionato 30 farmaci esistenti da testare. L’Oms, dopo aver alzato il livello di allerta a livello globale, ha invitato alla “calma” la comunità internazionale, plaudendo agli sforzi profusi dal governo cinese. I numeri del contagio negli altri Paesi, in effetti, rimangono ancora relativamente contenuti rispetto a quelli registrati in Cina: una cinquantina, in 8 paesi dell’Asia, Canada, Stati Uniti, Australia, Giappone, Francia e Germania. Ma il caso tedesco, il primo nel paese, alimenta le preoccupazioni sulla resistenza del virus alle lunghe distanze. Perché si tratta del primo contagio da uomo a uomo sul suolo europeo, il terzo fuori dalla Cina, oltre a quelli registrati in Vietnam e Giappone. Il 33enne tedesco che si è ammalato è un impiegato in un’azienda automobilistica della Baviera, in contatto con un collega rientrato dalla Cina, che tra l’altro non presentava i sintomi del coronavirus. In Francia, inoltre, è stato segnalato un nuovo caso, il quarto: un anziano turista cinese proveniente da Hubei in gravi condizioni. In questa fase dell’emergenza i vari Paesi si stanno attrezzando per far rientrare i propri connazionali, ma al momento sembra che ognuno proceda per conto suo. Gli Stati Uniti nei loro piani avrebbero già dovuto far rimpatriare i mille americani di Wuhan, ed anche il Giappone è pronto da giorni, ma nessuno al momento ha lasciato la Cina. Quanto all’Ue, ha attivato il meccanismo di protezione civile e cofinanzierà il trasporto aereo di coloro che volessero essere rimpatriati. Un primo volo decollerà da Parigi oggi e dovrebbe imbarcare 250 francesi, altri 100 cittadini di altre nazionalità salirebbero su altro aereo in settimana. Anche una settantina di italiani si trovano nell’area di Wuhan, ma non è chiaro se faranno parte della seconda spedizione, qualora decidessero di lasciare la Cina, oppure se andranno via con un volo organizzato dal governo italiano. “Stiamo facendo il massimo per fare il prima possibile”, ha spiegato il capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Stefano Verrecchia, chiarendo che per attivare questo tipo di trasferimento “ci sono ancora procedimenti da attuare che non dipendono interamente da noi”, riferendosi alla necessaria autorizzazione delle autorità cinesi, che ancora non è arrivata.