Omaggio a un vero eroe



NONOSTANTE SEI ANNI DI INUMANE TORTURE JOHN MCCAIN MAI SI PIEGÒ

Sopravvissuto sei anni nelle mani assassine dei Vietcong, ucciso in poco più di un anno da un male non meno codardo che porta il nome di cancro. Triste destino quello di John McCain, un gigante del Novecento, un conservatore vero ma mai annebbiato dalle ideologie, un patriota, un eroe. Figlio di ammiraglio e discendente di una famiglia con una lunghissima e gloriosa tradizione militare, John era già un pilota esperto e pluridecorato quando nel 1968 fu abbattuto con il suo aereo a poche miglia da Hanoi. Catturato dai Vietcong, torturato per sei lunghissimi anni, di cui due in isolamento, rifiutò più volte la liberazione in cambio di informazioni utili per i suoi nemici. “Sono un ufficiale e sono un americano, non lascerò indietro nemmeno uno dei miei soldati e non tradirò mai il mio Paese”, questa la risposta ai suoi aguzzini. Quando fu abbattuto si ruppe braccia e gambe, portato al celebre “Hanoi Hilton” (un campo di prigionia da cui in pochissimi sono usciti vivi) lo lasciarono per giorni in agonia in uno buio scantinato, fin quando i rossi capirono l’importanza, de facto e simbolica, di quel giovane pilota. Lo rianimarono, gli diedero sedativi e cominciarono fin da subito a fare domande. John non rispondeva. Lo massacracrono ogni giorno, per mesi, John disse mai una parola. Fu messo per due anni isolamento, i più lunghi della sua vita come disse in un’intervista qualche anno dopo il ritorno a casa. Continuarono a tortuarlo con cadenza macabra e in modo atroce, gli spezzarono entrambe le spalle, non lo curarono, non gli diedero da mangiare, fin quando un giorno, dopo l’ennesimo ciclo di torture gli misero davanti un foglio “parla e torni a casa”. Sputò sangue sul biglietto, per l’ennesima volta rifiutò di collaborare con il nemico. Maverick, questo il suo nickname, era tutto rotto ma l’anima del combattente era ancora lì, integra e inscalfibile. Nel 1973, dopo gli accordi di Parigi, tornò inAmerica. Sbarcato in aeroporto apparve irriconoscibileconda moglie Cindy Lou Hansley e dalla sua poten- tissima famiglia. Nel 1982 diviene rappresentante dell’Arizona alla Camera dei Deputati e nel 1987 approda per la prima volta al Senato. In questi anni, in piena era Reagan, più volte McCain evidenziò il sue essere battitore libero, andando perfino in scontro frontale con il popolarissimo Presidente in merito all’invasione libanese, per poi ammettere in tutta franchezza il suo errore dopo la strage di Berlino costata la vita ad oltre cento Marines. Tenta due volte la scalata alla Casa Bianca. La prima nel 2000, dove si ferma alle primarie contro un lanciatissimo George W. Bush, in una campagna elettorale in cui le bufale sulla sua presunta figlia nonperfino ai propri cari. Ridotto ad uno scheletro, con tutti i capelli bianchi a soli trentasette anni, non poteva camminare, ne alzare le braccia per le torture subi- te. Ci vollero anni di riabilitazione presso il Naval Medical Center di Jacksonville per tornare a muovere soltanto parzialmente gli arti. Nel mentre, dopo aver collezionato le più alte onorificenze militari ed essere diventato un eroe nazionale, intraprende la carriera politica supportato dalla sericonosciuta hanno tagliato le gambe ad una candidatura altrimenti di ferro. Fu un leale sostenitore del Presidente nella sua guerra al terrorismo, salvo poi divenire critico sull’intervento in Iraq, ignorando come sempre le direttive di partito. La seconda nel 2008, dove la sfortuna, la recessione, un improbabile ticket con l’inesperta Sarah Palin, la voglia di cambiamento e il fenomeno mediatico costruito a tavolino dai democratici, ovvero Obama, hanno messo la parola fine alle sue aspirazioni presidenziali. E peccato dico io. Da conservatore avrei pagato oro per avere un patriota, un eroe di guerra, un uomo tutto d’un pezzo alla Casa Bianca al posto dell’incensato politico dell’Illinois, sempre disposto ad inginocchiarsi dinanzi ai nemici dell’America e mai realmente fiero di rappresentare un Paese libero ed eccezionale. Negli ultimi anni si è distinto soprattutto per la sua faida con Donald Trump, per il voto contro la cancellazione dell’Obamacare e posizioni talvolta discutibili. Ma per un vero conservatore come il sottoscritto, tutto questo poco importa. Purtroppo, suo malgrado, tutto ciò lo ha trasformato in una specie di idolo per i democrats, ovvero coloro che bruciavano bandiere americane nel mentre lui veniva torturato in Vietnam, colo- ro che per oltre trent’anni lo han deriso per le malformazioni fisiche frutto del suo servizio al Paese e che, nel 2008, lo bollarono come un vecchio decrepito amante della guerra che nulla poteva contro la prevedibile ascesa del divo Obama. McCain ha sempre guardato con distacco a queste schifezze frutto di odio e non di passione politica.


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