Onde gravitazionali, nuovo segnale



ROMA. E’ arrivato il secondo segnale di un’onda gravitazionale, il fenomeno previsto un secolo fa dalla teoria della relatività di Albert Einstein. Un altro cinguettio da un angolo lontanissimo dell’universo che conferma le attese di fisici, astrofici e astronomi di tutto il mondo: adesso diventa possibile guardare l’universo in modo nuovo. Le coppie di buchi neri in collisione potrebbero essere molto più numerose di quanto si credesse, tanto che sulla base dei segnali relativi alle onde gravitazionali i fisici hanno elaborato la prima mappa che indica agli astronomi dove puntare i telescopi per vedere questo lato inedito del cosmo. E’ cominciata l’era dell’astronomia gravitazionale.

Il nuovo segnale, descritto sulla rivista Physical Review Letters, è stato catturato alle 5:28 italiane del 26 dicembre 2015 negli Stati Uniti dai due rivelatori gemelli dello strumento Advanced Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), che si trovano a Livingston (Louisiana), e a Hanford (Stato di Washington). I dati sono stati analizzati dalle collabora- zioni Ligo e Virgo. Quest’ultima fa capo allo European Gravitational Observatory (Ego) fondato e finanziato da Istituto Na- zionale di Fisica Nucleare (Infn) e Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs).

I nuovi dati, che non escludono la possibilità di un terzo evento, sono stati presentati a San Diego, nel convegno della Società Astronomica Americana, dai co- ordinatori delle collaborazioni Ligo, Gabriela Gonzales, e Virgo, Fulvio Ricci, e dal di- rettore esecutivo di Ligo, David Reitze, del Caltech. “Abbiamo completato l’analisi dei dati presi da settembre 2015 a gennaio 2016 e nel fare questa ricerca è venuto fuori che abbiamo certamente un altro segnale”, hadetto Ricci. Anche questa volta a generare le increspature dello spazio-tempo è stata una coppia di buchi neri, ma con una massa inferiore rispetto a quella della coppia che nel febbraio scorso aveva portato alla scoperta delle onde gravitazionali: 14 e 8 masse solari contro le 36 e 29 dei buchi neri protagonisti della prima collisione. E’ diversa anche la zona del cielo in cui si tro- vano i due buchi neri, entrati in collisione 1,4 miliardi di anni fa. Fondendosi hanno generato un buco nero di 21 masse solari, indicato con la sigla GW151226, liberando

una quantità di energia pari a una massa solare.

L’esplorazione di questo ‘nuovo’ universo è appena cominciata e l’attesa è gran- de per quando, in autunno, sarà attiva anche la versione avanzata di Virgo, il cacciatore di onde gravitazionali che si trova a Cascina (Pisa), e che lavorerà in tandem con i due strumenti di Ligo. Insieme funzioneranno come un’unica, potentissima, macchina per realizzare l’astronomia multi messaggero, basata sull’analisi di segnali molto diversi, messaggeri cosmici di feno- meni ancora sconosciuti.


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